Recensioni Teatro Torino - Gufetto Magazine

#TEATRO #TORINO-Calendario Spettacoli

Gufetto Mag raggiunge Torino, ed apre una nuova sezione per approfondire gli spettacoli più interessanti del capoluogo piemontese. Aspettiamo i vostri comunicati degli spettacoli in cartellone.
 

6 BIANCA@Teatro Gobetti-Considerazioni finali


Con il sesto episodio chiude 6 Bianca, l’esperimento di teatro seriale messo insieme da Teatro Stabile di Torino e Scuola Holden.
 

CARMEN@Teatro Carignano. L’opera che si è fatta sceneggiata napoletana

In scena dal 24 febbraio al 15 marzo al Teatro Carignano “CARMEN” di Enzo Moscato, adattamento e regia di Mario Martone. Se quello che vi aspettate da questo spettacolo è un adattamento, una versione alternativa, magari ammodernata, della Carmen di Bizet, allora avrete qualche problema.
 

RICCARDO III@Teatro Alfieri: un imponente e dirompente Shakespeare

In scena dal 17 al 22 febbraio al Teatro Alfieri, “Riccardo III” di William Shakespeare, regia di Massimo Ranieri.
 

NON SI SA COME@Gobetti-Pirandello, surrealismo e psicanalisi in salotto

In scena dal 17 al 22 febbraio al Teatro Gobetti. “NON SI SA COME” di Luigi Pirandello, regia di Federico Tiezzi.
 

Casanova@Teatro Erba: un onirico viaggio nella coscienza di Casanova

In scena dal 19 al 22 febbraio al Teatro Erba. “Casanova” di Ruggero Cappuccio, regia di Nadia Baldi. Tessuti, colori, alcune sedie e cinque donne, tra la bambola e il manichino, sono il corredo che ci porta nell'ultima stanza che abiterà l’ormai vecchio libertino più famoso della storia, Casanova.
 

UNA PICCOLA IMPRESA MERIDIONALE@Teatro Alfieri: uno spassoso amarcod di una piccola impresa di entertainment

È andato in scena dal 3 al 5 febbraio al Teatro Alfieri,“Una Piccola Impresa Meridionale” di Valter Lupo e Rocco Papaleo. Spettacolo? Monologo? Recital? Concerto? Persino Rocco Papaleo e il piccolo gruppo di musicisti sul palco con lui, Francesco Accardo, Jerry Accardo, Guerino Rondolone e Arturo Valiante, hanno qualche difficoltà a dargli una definizione. Ma una definizione chiara non è importante, e non crea nessuna forma di ostacolo al godimento di questo stralunato viaggio dal forte gusto di “meridione”.
 

Comedians. Un classico della commedia in chiave femminile

In scena il 23 gennaio al Teatro Colosseo “Comedians” libero adattamento dello spettacolo di Trevor Griffiths (1975) di Renato Sarti, Margherita Antonelli, Alessandra Faiella, Rita Pelusio, Claudia Penoni.
 

ALL YOU NEED IS LOVE, quasi una lectio magistralis

Una lectio magistralis più che uno spettacolo, ma decisamente necessaria. È andato in scena il 16 gennaio al Teatro Colosseo.“ALL YOU NEED IS LOVE” di Federico Rampini. Più che un vero e proprio spettacolo teatrale, quella di FedericoRampini è una Lectio Magistralis con verve.
 

LA PROFESSIONE DELLA SIGNORA WARREN - Ottimi attori ma uno spettacolo monco

Va in scena fino al 18 gennaio al Teatro Carignano di Torino “La professione della signora Warren” di George Bernard Shaw, regia di Giancarlo Sepe.
 

CREATURAMIA@CuboTeatro, un dissonante e viscerale monologo

È andato in scena il 10 e l’11 gennaio presso gli spazi di Cubo Teatro – Torino, “CREATURAMIA” uno spettacolo di e con Marianna Esposito.
 

SPRING AWAKENING: Rock sfrontato contro le ipocrisie

Spring Awakening” resta in scena fino al 21 dicembre presso le Fonderie Limone di Moncalieri (Torino), uno spettacolo tratto da Risveglio di Primavera di Frank Wedekind. Libretto e testi Steven Sater, musiche Duncan Sheik, regia Emanuele Gamba.
 

SPRING AWAKENING, cronaca di una conferenza stampa con provini

TORINO: andrà in scena domani fino al 21 dicembre presso le Fonderie Limone di Moncalieri il muiscal SPRING AWAKENING, uno spettacolo tratto da Risveglio di Primavera di Frank Wedekind. Libretto e testi Steven Sater, musiche Duncan Sheik, regia Emanuele Gamba.
 

LE TROIANE@Teatro Gobetti: dolore e angoscia sul palco

È andato in scena al teatro Gobetti dal 9 al 14 dicembre lo spettacolo “LE TROIANE” con Gianna Giachetti, Manuela Mandracchia, Sandra Toffolatti,Mariangeles Torres.
 

HANNO TUTTI RAGIONE@Teatro Gobetti, un monologo irriverente e stravagante per Iaia Forte

Va in scena fino al 7 dicembre al teatro Gobetti “Hanno Tutti Ragione” uno spettacolo di Paolo Sorrentino con Iaia Forte.
 

RE LEAR@Teatro Carignano: tra fedeltà al Bardo e suggestioni moderne

Andrà in scena fino al 30 novembre presso il Teatro CarignanoRE LEAR” da William Shakespeare, con l’adattamento curato da Michele Placido e Marica Gungui e la regia di Michele Placido.

Sulla scena il sipario è già alzato, lasciando in mostra l’allestimento molto particolare che caratterizzerà tutto lo spettacolo. Spade, macerie, una corona gigante al cui interno appaiono i visi di personaggi moderni come Kennedy, Bin Laden, la regina Elisabetta. Il sapore della piece, in qualche modo, è già qui.

Formalmente va in scena Shakespeare. Un ottimo Shakespeare, con interpreti che danno ottime prove per restituire una tragedia potente fino al suo dolorosissimo finale. Placido, Gigi Angelillo, Francesco Biscione, i giovani Francesco Bonomo, Giulio Forges Davanzati e Brenno Placido, Federica Vincenti, Marta Nuti, Maria Chiara Augenti, che interpretano i personaggi chiave e ce li restituiscono vividi e ironici, supportati dal resto dell’ottimo cast.
Se da quell’allestimento, sotto gli occhi degli spettatoti fin dal primo momento in cui si è entranti nella sala, ci si aspettava reinterpretazioni, stravolgimenti e ri-ambientazioni, lo spettacolo è una sorpresa. Molto positiva. Le ingerenze, le libertà sono suggestioni, forti, incisive, mantenendo una splendida fedeltà al Bardo. Vediamo elementi moderni, negli abbigliamenti, che passato e contemporaneo spesso mescolano, in certi oggetti, in certi riferimenti. Ma il sapore, l’atmosfera è allo stesso tempo atemporale e molto canonica.

Le suggestioni non sono mai invasive, destabilizzanti, non spezzano il senso o il ritmo. Seguiamo la storia classica, lasciandoci trasportare dal dramma e dal filo della narrazione, ma intanto le suggestioni arrivano, colpiscono e aprono a rimbalzi che portano lo spettacolo oltre. Il caos, la follia del mondo ci travolge come travolge Lear e tutti i personaggi che gli ruotano intorno.
E quando tra i tuoni della tempesta cogliamo lontano un eco dell’11 settembre, non riusciamo a sentirlo come elemento estraneo. Perché quello che sta succedendo sul palco, può essere una guerra o una tempesta nella vecchia Inghilterra, o possono essere qui e ora. O in un paese oltre oceano.
Tradimenti e bugie, ingenui e pazzi. E la verità che ha bisogno della messa in scena per potersi mostrare ed essere accettata.
 

GOSPODIN: alle Fonderie Limone, un Santamaria stravagante e surreale

Va in scena a Limone, presso Le Fonderie Limone Moncalieri di Torino, "Gospodin" uno spettacolo di Philipp Löhle per la regia di Giorgio Barberio Corsetti, in scena fino al 30 novembre 2014.

Tre attori, un protagonista e numerosi personaggi che si alternano sul palco, dove l’intera parete di fondo e tre piccoli pannelli mobili e alcuni blocchi sono schermi sui quali si proiettano luoghi, ambienti, oggetti quotidiani e, in alcuni casi, vere e proprie proiezioni mentale.
Questi gli ingredienti con cui viene composto uno spettacolo strambo, sghembo e stralunato come il suo personaggio principale. Gospodin è anacronistico, un uomo intrappolato in un mondo da cui si sente alieno. È surreale nel suo essere e nella sua personale ribellione, che improvvisa arriva ad esplodere nel in cui Gereenpeace gli sottrae la sua ultima fonte di sostentamento, il suo lama.

Claudio Santamaria riesce a dare solidità e lucidità al personaggio, che apparirà forse fuori di testa, ma certo non folle. Le sue stravaganze, le sue assurdità, diventano così non solo pretesti comici, ma anche situazioni che fanno emergere le contraddizioni, le ipocrisie e i controsensi dei cosiddetti “normali” che gravitano nella sua esistenza.
Intorno a lui si alternano infatti varie figure, da artisti a compagne, da truffatori ad amiche, madri, amici... Tutti i personaggi maschili sono interpretati da Marcello Prayer, tutti quelli femminili dalla scoppiettante ed energica Valentina Picello, che si alternano anche come voci narranti in una serie di intermezzi che vedono quasi sempre Gospodin vagare perduto per la città tra una scena di dialogo e l’altra.

L’effetto incoerente e stralunante forse restituisce in qualche modo lo straniamento che deve provare il protagonista nei confronti di questo soffocante mondo capitalista e da “borghesucci”, ma rende anche lo spettacolo molto discontinuo, collezionando una serie di momenti molto riusciti ed altri che lasciano più perplessi.
Lo stesso effetto visivo, le composizioni e le ambientazioni create con le proiezioni, con cui i personaggi interagiscono, funzionano molto bene e in alcune scene risultano belli, a volte suggestivi. In altri funzionano decisamente meno, soprattutto in quelle famose fasi di transizione con il vagante Gospodin, dove in alcuni casi, per fortuna non troppo numerosi, la scena diventa poco più che l’immagine di un tizio che si muove a caso e corre in tondo sul palco.

Uno spettacolo interessante, ma non completamente equilibrato.
 

JESUS CHRIST SUPERSTAR - Teatro Colosseo dal 18 al 23 novembre 2014

È in scena al Teatro Colosseo di Torino fino al 23 novembre, “Jesus Christ Superstar” di Tim Rice e Andrew Lloyd Webber per la regia di Massimo Romeo Piparo, scene di Giancarlo Muselli, coreografie di Roberto Croce e direzione musicale di Emanuele Friello.

Sul testo, la scrittura e la partitura di Tim Rice e Andrew Lloyd Webber e su cosa sia “Jesus Christ Superstar” non è necessario aggiungere nulla. Un pezzo di storia del musical di cui ogni nuovo allestimento è allo stesso tempo allettante e foriero di qualche perplessità. Non ultima quella dei limiti spaziali di un palco contenuto come quello del teatro Colosseo. Scenografie, coreografie, attori, giocolieri, musicisti dal vivo: come sarà possibile farci stare e far funzionare tutto?
Sul palco una porzione di una scalinata, una piattaforma rotante ed una struttura metallica più livelli posta sul fondo della scena e che diventa allo stesso tempo schermo di proiezione: tutto il necessario per moltiplicare le possibilità in maniera intelligente e di grande effetto.

Se la percezione di spazio cambia relativamente (non che improvvisamente il palco sembri più grande) quella dello spettacolo esplode. Con una serie di idee semplici, movimenti, proiezioni e giochi di luce, l’effetto funziona ed è dirompente, riuscendo con poco a cambiare, modificarsi e trasmettere tutto quello che deve, portandoci dove abbiamo bisogno di essere. Certo, la tecnologia ha i suoi pro e i suoi contro, e qualche problema tecnico, come un’intera porzione della proiezione che salta per una buona parte dello spettacolo, può essere deleterio.
La forza del musical è tale però da permettere quantomeno di chiudere un occhio. I costumi contribuiscono a creare uno strano effetto di sfasamento temporale: per la maggior parte del tempo i ballerini (e giocolieri e acrobati e coristi) indossano abiti che ci proiettano e immergono direttamente negli anni settanta e nella cultura hippie di cui il musical è figlio e grande esponente. Buone, ottime le performance degli interpreti, soprattutto quelle di solisti, tra cui spicca con forza l’interprete di Giuda, il giovane Feysal Bonciani.

Ted Neeley, che quarant’anni fa già interpretò Gesù nella famosissima pellicola omonima di Norman Jewinson, è sicuramente quello su cui l’attenzione del pubblico è più concentrata. Addirittura, nei primi momenti, l’impressione è quasi che l’attore canti in playback. Un’impressione molto breve: presto ci si rende conto che l’effetto è dovuto al fatto che abbia bisogno di pochissimo sforzo visibile per gestire la propria voce. E i dubbi vengono sbriciolati. Neeley è in grado di tenere testa ad un cast esponenzialmente più giovane di lui e a regalare ancora emozioni ed una buona dose di pelle d’oca, soprattutto nel "Gethsemane".

La scelta di far apparire alcune frasi della Bibbia durante lo spettacolo può forse aiutare la comprensione per chi non mastica l’inglese e non conosce lo spettacolo, anche se lasciano qualche perplessità, così come lo fa la scena della fustigazione di Gesù. Forte e di grande impatto l’idea di “invadere” il palco con una serie di immagini che collegano il dolore alle atrocità compiute dall’uomo. La sequenza delle immagini però risulta dopo un po’ come una casuale pesca dalla rete(richiama l’effetto di quelle vecchie presentazioni in powerpoint con cui una volta ti intasavano la casella di posta, proprio durante i periodi delle festività) e sul confine del retorico.

In definitiva lo spettacolo fa il suo dovere anche se, qui è lì, qualche volta si ha l’impressione di un meccanismo non del tutto oliato.
 

Teatro Colosseo - Stefano Bollani in concerto

Stefano Bollani ­ Hamilton De Holand in concerto: un pianoforte, un bandolim (mandolino a 10 corde), due sgabelli, due microfoni.

Non serve molto altro sul palco insieme al compositore, pianista e cantante italiano di musica jazz Stefano Bollani e al mandolista brasiliano Hamilton De Holanda per questa ora e mezza denominata “concerto” ma che poi è tante altre cose.
È balletto, è gioco, è rincorsa, esperimento. La grande intesa tra i due musicisti sfocia in esecuzioni che mescolano brani e improvvisazioni, con un energia che scappa dagli strumenti.

A Bollani lo sgabello sembra spesso scottare, mentre la musica lo travolge, le dita di De Holland arrivano a corse vertiginose sulle corde.
Bollani e De Holland usano i propri strumenti nel senso più lato del termine, trasformandoli in percussioni alla bisogna.
L’italiano arriva ad allungarsi quasi dentro il piano, per cercare un modo diverso di pizzicare le corde del suo strumento.

Tra sonorità popolari e brasiliane, e quasi nessuna voce (un solo brano cantato e poche parole nonostante le doti istrioniche del pianista diventato anche showman in tv), il concerto vola, su allegria e intensità che scaldano il pubblico: la gioia, la passione e la simpatia che calcano il palco si trasmettono tra le poltrone insieme alle note e alle melodie.
 

LA SCENA@Teatro Stabile di Torino dal 4 al 16 novembre

In scena al Teatro Stabile di Torino fino al 16 novembre 2014, l’appartamento vivo e caloroso in cui vive “La Scena”, piccola commedia, anche degli equivoci che gioca e diverte sulle relazioni donna­-uomo.

Stereotipi, cliché e idee sull'universo maschile e femminile che ballano, si scambiano, si ribaltano come vittime del giocoso terremoto il cui racconto innesca la pièce. Un balletto che coinvolge anche i registri che si alzano e si abbassano, si flettono in un racconto ritmato e pieno di piacevoli sorprese. E ad abbassarsi ed alzarsi anche le luci, che giocano in maniera molto intelligente il loro ruolo, attraverso una misura della loro intensità assolutamente non invasivo ma molto efficace. Spesso si finisce per rendersi conto del fatto che si siano affievolite solo al momento in cui riprendono il loro normale colore.

Affiatate e spassose le due istrione, Angela Finocchiaro e Maria Amelia Monti, familiari, come familiare la casa presentata sulla scena, tanto da finire per sentirsi più dei loro vicini, che non semplici spettatori. Il personaggio, senza nome, interpretato da Stefano Annoni, il “ragazzo in mutande” è non soltanto l’innesco di gag e situazioni esilaranti, ma anche quello che permette finalmente di svestire le maschere ed etichette e di scoprire tutte le umanità sulla scena.
Aver reso una delle due protagoniste un’attrice, conferisce al gioco anche un sottile linguaggio metanarrativo: ancora una volta qualcosa che risulta non invasivo, ma che aggiunge spezie e ingredienti di questa ricetta dove vita, gioco delle parti, recitazione, bugie, pregiudizi diventano tutti strumenti per ridere, pensare, ripensare, lasciarsi amareggiare, sorridere e, soprattutto, imparare a giudicare con meno fretta possibile.

Le dicotomie messe in scena nel racconto, il rapporto tra due amiche agli antipodi, pragmatica e riflessiva la prima, emotiva e frivola la seconda, il confronto maturità / giovinezza rappresentato dall'inaspettata comparsa di un ragazzo seminudo, il diverso approccio alla solitudine...insomma, in definitiva, il confronto tra impulso e raziocinio, è motore di una scrittura dove sono i dialoghi, freschi e pungenti, a farsi racconto e veicoli di colpi di scena inaspettati. Una placida mattina a casa con un amica, a provare un testo teatrale e tornare sull'abituale argomento di un compagno che manca, diventa così confronto, scoperta e messa in discussione ben oltre quello che le due amiche si sarebbero aspettate
 

FALSTAFF@Teatro Stabile di Torino: un gioco spiazzante

In scena al Teatro Stabile di Torino fino al 2 novembre 2014, “Falstaff”uno spettacolo che rimescola il famoso e amato personaggio shakespeariano con pizzichi di Nietzsche, Verdi, Kafka, Gus Van Sant e qualche modernità.

L'elemento scenico e l'allestimento assumono un ruolo che li rende in qualche modo personaggi essi stessi e che, già dal primo colpo d'occhio, riflette la natura ibrida, anacronistica e cacofonica della piece.
Divani moderni, drappi, elementi di caos, un tavolo con un vistoso microfono e protesi di pance e petti posticce.

Giuseppe Battiston è istrione e figura centrale, Falstaff per buona parte dello spettacolo, attorno a cui ruotano personaggi surreali, variazioni metaforiche sul tema umano: due donne che ne rappresentano una sola, dallo strumentale nome di Doll; un commilitone quasi robotico, nel suo incepparsi, nel suo adoperare modernissime pistole ad aria da compressore e vittima di interferenze sonore che rimbalzano da suoni anarmonici alle prime note di canzoni moderne; un'ostessa dai vistosi abiti moderni e moderni occhiali da sole; un personaggio che è giudice e narratore allo stesso tempo, che costantemente oscilla come appartenente ed elemento esterno dell'illusione scenica; un braccio destro che è quasi un'eco; un cugino che è spalla quasi silenziosa.

Chiave dello spettacolo il rapporto tra lui e il giovane principe che ha corrotto, il futuro Enrico V, ben interpretato da Andrea Sorrentino. È infatti il rapporto tra padri e figli il cuore nevralgico della rappresentazione, come sarà chiaro soprattutto nel momento in cui Battiston assumerà le vesti di Enrico IV in un cambio scena radicale realizzato tramite un gioco di funi organizzato direttamente dagli attori in scena.
Tutto lo spettacolo è come questo cambio scena: la finzione esposta, i suoi ingranaggi metaforici bene in vista. Tutto lo spettacolo si comporta come le protesi che a volte gli attori indossano e a volte semplicemente portano con se come suppellettili: oscilla costantemente uscendo ed entrando nel meccanismo di sospensione di incredulità.

Il risultato è spesso cacofonico e spiazzante
, ma non sempre in un senso positivo. Si finisce spesso per trovarsi "fuori", scollegati, sconnessi. Diversi sono i momenti in cui ci si sente sballottati ed estranei, perdendo di empatia per i personaggi, tanto quanto per la rappresentazione stessa.
 
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