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I CASI SONO DUE@Teatro Carcano Milano

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Uno dei maggiori piaceri che si prova a teatro è assistere a una grande interpretazione, quella sublime fusione di gestualità e parola che crea nello spettatore l’emozione di non essere più tale, ma di vivere i sentimenti e le passioni del personaggio. In questi casi la mediazione dell’attore cessa avendo raggiunto la perfezione.

È un ‘miracolo’ raro e sono pochi gli attori che riescono a compierlo: Carlo Giuffrè è uno dei pochi.

Attore poliedrico, napoletano non solo per nascita, ma anche e soprattutto per quella particolare cultura impregnata di profonda umanità non scevra di un senso ironico e un po’ beffardo della vita, propria delle pagine di tanti autori da Viviani a Marotta, da Scarpetta a Edoardo De Filippo, Giuffrè - ottantuno anni portati in modo eccezionale - è oggi una delle più grandi figure del Teatro italiano ed europeo.

Anche nella bella commedia di Armando Curcio I casi sono due (in programmazione al Teatro Carcano di Milano fino al 9 maggio) vi sono alcuni momenti (in particolare il quasi monologo alla fine del secondo atto) in cui Giuffrè raggiunge quello stato di grazia che colpisce il cuore e la mente dello spettatore.

Autore certamente meno conosciuto di altri, Curcio non è mai banale: le sue commedie hanno una forte valenza comica (senza mai cadere nel farsesco) caricando comunque ogni personaggio di una propria umanità e tratteggiando al contempo vividi schizzi di vita napoletana, quella ‘di strada’ che vive ai margini della società al di fuori delle mura ovattate delle belle case dei quartieri borghesi.

Inutile e dannoso per la gioia dello spettatore raccontare la vicenda de I casi sono due: si perderebbe il gioco delle sorprese fondamentale per capire e divertirsi con i mutevoli comportamenti e atteggiamenti dei personaggi.

La commedia - scritta nel 1941 - debuttò nello stesso anno a Milano con la Compagnia del Teatro Umoristico ‘I De Filippo’ con Edoardo nella parte del barone Ottavio Del Duca e Peppino in quella di Gaetano Esposito, personaggio in questa edizione interpretato con notevole bravura da Ernesto Lama (una vera sorpresa) che riesce a non varcare mai il sottile confine con il farsesco.

Per il suo essere al limite della farsa, senza esserlo, I casi sono due è una pièce che necessita di attori non solo affiatati, ma che sappiano contenersi: nei rari passaggi in cui certi caratteri dei personaggi sono troppo marcati si prova un lieve senso di fastidio.

Da sottolineare le interpretazioni di Pierluigi Iorio (il maggiordomo) e di Angela Pagano (la moglie).

Ottime la regia di Carlo Giuffrè e la sobria, ma significativa ambientazione di Aldo Terlizzi.

Non si possono però chiudere queste brevi note senza sottolineare la padronanza del palcoscenico mostrata dall’interprete di Gaetano III e rivolgere l’invito e la raccomandazione a tutti gli appassionati di Teatro di andare ad appagarsi con la grande interpretazione di Carlo Giuffrè.

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Ultimo aggiornamento ( Giovedì 06 Maggio 2010 14:16 )  

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