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La bottega del caffè@Teatro Carcano Milano

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Dopo una tournée costellata di meritati successi e soddisfazioni, ritorna al Teatro Carcano di Milano fino al 19 febbraio, la divertente commedia La bottega del caffè che continua a dimostrare freschezza e attualità grazie ai temi trattati con assoluta immediatezza e brio composto, ma incisivo. Carlo Goldoni la scrive in quel prolifico periodo, che va dal carnevale 1750 a quello dell’anno successivo, in cui nascono 16 commedie prodotte per onorare l’impegno assunto con la Compagnia di Girolamo Medebach, direttore del Teatro S. Angelo.

In un vivace angolo della città lagunare, un appartato campiello - ben reso dalla deliziosa e allegra scenografia di Guido Fiorato - costituisce l’affascinante scena in cui si muovono i personaggi che vi abitano o frequentano la locanda o affollano le diverse botteghe che vi si affacciano: da quella del caffè, novità dal sapore esotico, a quella del barbiere fino alla bisca che risponde a quell’attrazione per il gioco connaturata da secoli nel DNA dei Veneziani.

Un’umanità, varia e variegata fatta di figure e figurine, in cui rifulgono per antitesi il pettegolo, maldicente, calunniatore e micragnoso Don Marzio, splendidamente interpretato da Antonio Salines, e il saggio, coscienzioso, onesto e amante del proprio lavoro Ridolfo, impersonato dal validissimo Virgilio Zernitz, titolare della ‘bottega del caffè’ e soprattutto rammaricato perché Eugenio, figlio del suo defunto padrone e benefattore si sta distruggendo al gioco da cui è dipendente come da una droga.

Ecco quindi l’uno indaffarato nel suo quotidiano far niente a costruire castelli in aria e a carpire la dabbenaggine di quelli che, pur essendo consapevoli della sua inaffidabilità, vinti dalla disperazione gli confidano affanni contingenti che l’infido, tagliando e cucendo, finisce con il volgere in danni di varia gravità e l’altro indaffarato nell’operosa attività della sua bottega - in cui è coadiuvato da validissimi e simpaticissimi garzoni ben inseriti nel contesto - e nel cercare di riportare sulla retta via il suo pupillo oltreché di mitigare per quanto possibile la malalingua del suo terribile avventore.

Interessanti anche i ritratti femminili di cui si evidenziano figure diverse che mettono in luce la posizione della donna all’epoca, ma, mutatis mutandis, cosa è veramente cambiato oggi?

E cosa soprattutto è mutato relativamente al costume della maldicenza oggi dilatata e coadiuvata dalle moderne e sofisticate tecnologie?

Non sarà forse che l’uomo nelle varie epoche più che mirare a una maturazione intellettuale e civile si distragga e goda nell’infilare il naso nei fatti altrui? E che così ubriacato dell’altrui agire dimentichi di operare per il vero bene proprio?

Una pièce ben costruita e interpretata che, pur essendosi avvicendati rispetto all’edizione dello scorso anno alcuni attori, non ha perso di charme ed equilibrio e merita di essere guardata con attenzione non solo per il divertimento assicurato, ma anche e soprattutto per gli spunti di riflessione offerti.

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Ultimo aggiornamento ( Lunedì 20 Febbraio 2012 10:58 )  

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