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La modestia@Piccolo Teatro Milano

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La modestia, scritta dall’argentino Rafael Spregelburd, è messa in scena - dopo un’anteprima al “Festival dei Due Mondi” di Spoleto e una al Mittelfest di Cividale - a Milano al Piccolo Teatro Strehler con la regia di Luca Ronconi, abile nel governare l’aspetto funambolesco di un testo drammaturgico molto impegnativo non tanto per il linguaggio assolutamente semplice, se non scarno, quanto per l’interpretazione in simultanea di più ruoli di vicende che si intersecano intrecciandosi.

Spregelburd (Buenos Aires 1970) - attore, drammaturgo, regista e traduttore ha fama internazionale tanto che i suoi testi sono conosciuti ovunque (in Italia editi da Ubulibri) - dà vita a un teatro solo apparentemente realistico come ne La modestia, terza puntata delle sette di cui si compone il ciclo Eptalogia, ispiratogli dal quadro La Ruota dei Sette Peccati Capitali del fiammingo Hieronymus Bosch.

Tale dipinto allegorico (di inizio Cinquecento) - oggi esposto su un tavolo di una piccola sala al Museo del Prado di Madrid - costringe lo spettatore a diventare ‘attivo’ girando intorno al quadro (che rappresenta un grande occhio, quello di Dio nella cui pupilla c’è Cristo e nell’iride divisa in sette spicchi i vizi) per vedere i sette peccati capitali.

Il drammaturgo coglie il fascino misterioso e inquietante del quadro, espressione di un mondo, quello medievale, che sta finendo, come ora nella nostra contemporaneità stanno sgretolandosi antichi valori senza sapere almeno da parte nostra che viviamo tale decadenza dove si andrà a parare.

Niente di più normale in questo disfacimento e in mancanza di una legge morale che i sette peccati capitali (lussuria, invidia, superbia, avarizia, accidia, gola e ira) possano diventare, anzi deviare rispettivamente in inappetenza, stravaganza, modestia, stupidità, panico, paranoia e cocciutaggine.

Bravissimi i quattro attori Paolo Pierobon, Francesca Ciocchetti, Fausto Russo Alesi e Maria Paiato molto affiatati e dotati di straordinaria perizia nel recitare calati in doppi ruoli un lavoro difficile e certo non di facile e immediata comprensione.

Ciascun attore è due personaggi: non si tratta di sosia anche se a momenti o forse per ciascuno si potrebbe ipotizzare una sorta di ‘dottor Jekyll e di mister Hyde’, ma i contesti ambientali sono completamenti diversi: da una parte l’attuale, dinamica, contraddittoria e drammatica Argentina e dall’altra una zona indefinita dei Balcani in un’epoca passata, ma volutamente imprecisa.

Certo la continua dialettica tra le due storie ha ritmi impegnativi con risultati tragicomici e grotteschi e con un linguaggio nuovo che costringe gli attori a muoversi come acrobati senza rete.

La sfida è proprio quella di riuscire a cogliere le diversità geografico-temporali visto che la scena non cambia salvo che per alcuni piccoli indizi: non si può comprendere soltanto ascoltando il fluire della parola perché risulta un non-senso, o forse così vuole essere.

A questo gioco intellettuale è meglio andare preparati: ciò che viene rappresentato è conseguenza di assenza o eccesso di modestia che in sé non sarebbe un peccato come la superbia, ma lo diviene quando limita l’espressione delle nostre capacità.

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