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Due mariti e un matrimonio@Teatro Martinitt Milano

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Un titolo allettante che richiama non solo spettacoli che trattano l’eterno tema dell’amore in tutte le sue sfaccettature, ma che si rivela anche capace di fornire una serie di input interessanti su quanto l’odierna facilità nello spostarsi sulla faccia della terra complichi o faciliti le problematiche legate alla scelta dei partner e al rapporto di coppia.

Confessa l’autore e regista Roberto Marafante - che ha al suo attivo una lunga carriera di attore, regista, autore e sceneggiatore non solo teatrale - di avere abbozzato questa commedia qualche lustro fa sulla suggestione di eventi accaduti a due sue amiche e di avere poi dimenticato in soffitta il brogliaccio finché ritrovatolo gli è venuto l’uzzolo di completarlo, naturalmente mutatis mutandis. Visti alcuni dei temi, la pièce forse avrebbe colpito di più per la sua singolarità se fosse stata compiuta all’epoca, conserva comunque una sua validità nel significare la difficile impresa della ricerca di un compagno, ma anche il dramma della solitudine per chi accumulando fallimenti sentimentali ha inasprito il carattere in maniera direttamente proporzionale alle delusioni, pur conservando desiderio e speranza di accasarsi.

Questa è la situazione del terzetto di ‘amiche per la pelle’ due delle quali ancora alla disperata ricerca dell’anima gemella e la terza in procinto di sposarsi, anzi nell’incipit della commedia grande assente alla cerimonia del proprio matrimonio...

Un situazione scioccante, un giallo da risolvere ben congegnato soprattutto nel primo tempo in cui il gioco degli incastri funziona perfettamente con esiti di grande divertimento e ilarità anche perché il fluire delle battute è spiritoso e intelligente.

Lasciano alcune perplessità le reazioni un po’ eccessive del maschio abbandonato ed è singolare che siano uscite da una penna maschile che comunque confessa di avere appreso dai tempi del primo brogliaccio qualcosa in più sull’animo femminile grazie anche alla compagna e alla figlia che paiono molto amate e rispettate.

Al terzetto di ferro si aggiunge la sorella della sposa, ma tra le sorelle esistono incomprensioni e dissapori da lunga data determinate non solo da diversità di carattere.

Quello che genera comicità è il volere celare le situazioni determinate da un destino fortemente aiutato. Le donne mostrano di sapere reagire meglio ai colpi della sorte non foss’altro per la capacità di distrarsi senza rimuginare sugli eventi paradossali che comunque risultano più fuorvianti per la psicologia maschile.

Marafante, pur temendo il mondo femminile, ne prova un profondo rispetto, quasi reverenziale e le nostre protagoniste escono comunque vincitrici per quanto almeno alcune ancora afflitte dalla solitudine.

Il secondo atto è meno incisivo forse perché vuole mettere troppa carne al fuoco. La pièce risulta comunque godibile, raffinata e intelligente assicurando momenti di serenità e le risate in sala non sono mancate.

Bravi e validi professionisti gli attori, ma la più simpatica soprattutto nell’evidenziare la duttilità e l’adattabilità dell’animo femminile è Pia Engleberth che si mantiene sempre misurata, corretta e fortemente ironica, ottima Ussi Alzati nell’esprimere le asperità di uno ‘zitellaggio di ritorno’.

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Ultimo aggiornamento ( Domenica 15 Gennaio 2012 00:03 )  

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