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Sem nasü par patí… e patèm@Teatro Ventaglio-Smeraldo Milano

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Puntuali come il Natale e il Capodanno - anzi a ridosso di quest’ultimo - sono tornati sulle scene milanesi I Legnanesi (al Teatro Ventaglio-Smeraldo dal 30 dicembre 2011 al 12 febbraio 2012), mitica compagnia dialettale di Legnano, attiva e graziosa cittadina alle porte del capoluogo.

I dialetti - indipendentemente da quanto possa sostenere, anche con dotte argomentazioni, chi non li ama - rappresentano l’espressione più immediata e completa della cultura, sagacia e anima di un popolo e sono un patrimonio da preservare anche in un’epoca come l’attuale abbastanza distratta sul passato e sulle proprie radici culturali.

Naturalmente non sono ‘imbalsamati’ e quindi seguono l’evoluzione dei tempi abbandonando ad esempio alcuni termini e creandone nuovi, mostrando quindi la loro perdurante vivezza.

La cultura e il teatro italiani non sarebbero gli stessi senza il napoletano Edoardo, il genovese Govi o il siciliano Musco i quali hanno saputo non solo interpretare e rappresentare sentimenti, pensieri e problemi della gente comune, ma anche creare - specialmente Edoardo - capolavori assoluti.

D’altra parte l’Unità del Paese - che sta a cuore a tutti - non si difende vietando, criminalizzando o cercando di distruggere le tradizioni locali (come purtroppo è avvenuto in un passato privo di reale cultura), ma rimuovendo le cause della diversità economica e sociale (cosa che invece è avvenuta in modo frammentario e limitato).

I Legnanesi nascono nel 1949 da una provocazione del parroco di Legnarello a Felice Musazzi il quale si lamentava che ad assistere agli spettacoli all’Oratorio venivano in pochi perché non recitavano le donne (si era ai tempi - oggi si stenta a crederne l’esistenza - in cui stolte ‘pruderie’ dei vertici della gerarchia ecclesiastica impedivano tra l’altro a uomini e donne di recitare insieme negli Oratori). “E falla tu la donna” avrebbe detto il parroco (che era uno di quei preti cui la Chiesa dovrebbe erigere un monumento). Musazzi raccolse la sfida e nacquero I Legnanesi compagnia che da allora è composta da uomini anche per le parti femminili.

Si devono a Musazzi anche i testi degli spettacoli che anno dopo anno scandirono un crescente successo.

Due le sue intuizioni geniali: la Teresa (il suo personaggio) cuore delle diverse storie e il cortile - micro/macro cosmo e centro di aggregazione sociale presente in tutte le pièce - in cui si dipanano le storie di tante famiglie ‘comuni’ (protagoniste del teatro dialettale, quasi mai dei serial televisivi) che penano ad arrivare alla fine del mese. Era così quando Musazzi scrisse i testi, oggi è anche peggio.

Alla morte di Musazzi il testimone fu raccolto da Antonio Provasio - che ormai da anni delizia il pubblico con la ‘sua’ Teresa - cui si deve anche l’attualizzazione dei testi scritti insieme a Sandra Musazzi (la figlia di Felice).

È quasi impossibile raccontare Sem nasü par patì …e patèm! È un concentrato di saggezza e rassegnazione popolare ed esprime lo spirito della Teresa che deve lottare tutto il giorno, tutti i giorni con i conti di casa che non ‘quadrano’ mai per cui occorre inventarsi sempre nuove attività (in questo caso un posteggio per bici nel famoso cortile) che non decollano per la cronica mancanza di soldi, con i sogni magniloquenti della figlia Mabilia sempre alla caccia del successo (stavolta è appena stata eletta miss Legnano), con la fuga in un buon bicchiere del marito Giuàn e con le vicine di cortile in cui l’amicizia si alterna alla lite, ma armonia e solidarietà alla fine si ricompongono sempre.

Divertenti, ma meritano un secondo livello di lettura, i rappresentanti dell’Autorità civile e di quella religiosa peraltro estranei alla vita del cortile in cui dominano i personaggi femminili, a volte al limite della ‘macchietta’, ma sempre pieni di umanità.

Accanto all’ormai classica scenografia del cortile, misurata ed elegante nell’esprimere la dignitosa povertà di chi vi abita, coloratissime e ricche di fantasia quelle dei balletti musicalmente travolgenti e ottimamente eseguiti da uno scatenato e coordinato ‘corpo di ballo’. Resterà a lungo nella memoria il brano dedicato al tango con cui si apre la seconda parte dello spettacolo.

Sem nasü par patì …e patèm! - come tutti quelli de I Legnanesi - è uno spettacolo lineare, ma più profondo di quanto possa apparire: per chi vuole è un invito a riflettere su molti aspetti della nostra società, per gli altri circa tre ore di intenso divertimento per le infinite gag e la possibilità di rivedere finalmente una rivista all’italiana (genere scioccamente immolato all’imitazione dei musical di altra cultura).

Parlare dei protagonisti è inutile: accanto ai bravissimi e misurati Enrico Dalceri (una Mabilia godibilissima nell’ingenua ricerca del successo e nella voglia di adeguarsi alla pseudo-modernità dei mass media), Luigi Campisi (che fa vivere la furbizia contadina di Giuàn, ma anche la sua tenerezza verso la Teresa della quale è meno vittima di quanto voglia far apparire) e al gruppo delle ‘donne del cortile’ svetta Antonio Provasio (la Teresa) la cui mimica facciale, il gioco degli sguardi e la gestualità composta, ma incisiva ne fanno uno dei migliori attori dei nostri palcoscenici.

Dopo aver visto I Legnanesi resta un unico rammarico: anche se faranno una tournée che li porta in Piemonte e in Emilia Romagna, a Firenze e forse a Genova e Roma restano tuttavia pochi gli Italiani che potranno godere di questa straordinaria compagnia: e la televisione dov’è? I Legnanesi con le loro pièce genuine e ‘per tutti’ meritano la ‘prima serata’ e farebbero indici di ascolto altissimi. E non si ponga il problema del dialetto che certamente non è assente dalla tv.

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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 06 Gennaio 2012 23:36 )  

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