Toni Servillo, in scena a Milano presso il Piccolo Teatro Studio Expo con le letture dedicate a Napoli dall’Ottocento a oggi, non rinuncia a compiere un ulteriore omaggio con due serate (1 e 15 dicembre) al suo amato Goldoni, un sodale stimato e arguto cui deve gli straordinari successi ottenuti interpretando La trilogia della villeggiatura con circa 400 repliche in giro per il mondo.
I Mémoires - scritti nel 1783/84 in francese mentre il commediografo veneziano si trova a Parigi (dove, stanco delle critiche mossegli in patria, si trasferisce nel 1762 per dirigere gli spettacoli della Comédie Italienne) e completati e pubblicati nel 1787 presso l’editore Duchesne - non solo costituiscono il racconto di una vita, ma soprattutto di una passione e di un amore incondizionati nei confronti del teatro oltre a uno squarcio di quasi un secolo di storia europea.
Il XVI secolo fervido e stimolante grazie all’illuminismo che risveglia le coscienze e sfocia in una Rivoluzione vede finire un’epoca: perdono la vita molti rappresentanti dell’Ancien Regime tra cui proprio il re cui il nostro dedica questa ultima fatica. A Goldoni senza pensione, povero in canna e quasi cieco l’ironia della sorte farà restituire la pensione il giorno successivo alla sua dipartita avvenuta il 6 febbraio 1793.
Nei primi cinque capitoli (dalla nascita il 25 marzo 1707 a Venezia) si dipanano infanzia e adolescenza in cui il genio dà i primi segni premonitori: manifesta predilezione per le marionette con cui gioca con tanta inventiva da scrivere la prima commedia addirittura a nove anni.
Il padre - in giro per l’Italia per costruirsi una posizione dopo che gli avi avevano consumato il patrimonio - ne è entusiasta e sotto sotto lo incoraggia.
Nessuna meraviglia che Goldoni prima abbandoni gli studi di medicina e poi porti a termine con fatica quelli di diritto: la sua vera aspirazione è il teatro.
Questa l’essenza di quanto raccontato con voce calda e suadente: sono seguiti applausi scroscianti anche da parte di studenti silenziosi e catturati dal tono affettuoso con cui Servillo legge narrando, ammiccando e sottolineando per esempio la scarsa simpatia di Goldoni nei confronti del fratello minore citato sempre in sordina e altre abilità della scrittura goldoniana capace con poche pennellate di stendere meravigliosi quadri.
Così pare di vedere questo illustre anziano che a Parigi, malato di nostalgia, fa rivivere per sé e per gli altri luoghi, atmosfere e situazioni trovando un barlume di conforto.
























