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Un giorno lungo un anno@Teatro Delle Muse - Roma

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19 luglio 1943. Come ogni giorno di quella lunga estate, un sole rovente sorge su una Città Eterna piegata da tre anni di guerra e assediata dalle truppe germaniche; la popolazione, costretta ad assistere inerme al disfacimento fisico e morale della cittadinanza, si prepara a vivere l'ennesima giornata trascorsa a compiere ogni sforzo possibile per mettere insieme il pranzo con la cena. Eppure, quel giorno sarà diverso. I Romani, convinti che la presenza del Vaticano e di monumenti immortali garantirà alla città l'immunità dai bombardamenti degli Alleati, camminano ignari verso alcune delle pagine più tristi della loro storia. Tante persone, tanti racconti, tanti dolori rivivono nella struggente vicenda di una famiglia alloggiata al Quadraro. Sotto lo sguardo ingenuo e inconsapevole del capofamiglia, i due ragazzi e la loro madre si dedicano ad attività illecite al fine di raggranellare qualche soldo. Accanto a loro, un portiere chiacchierone ma affezionato, e Don Carmine, un prete un po' troppo informato. Ognuno di questi personaggi vive sulla propria pelle il dramma di un conflitto che sembra eterno e che annulla persino la dignità dell'essere umano, rendendolo sempre più simile alle bestie. Eppure, anche in un tempo storico caratterizzato da violenza e sopraffazione - una "guerra di tutti contro tutti" - basta una sola opera di carità per dimostrare che, nonostante tutto, l'umanità può essere migliore. Un giorno lungo un anno, in scena al Teatro Delle Muse, è un vero e proprio "miracolo" di penna: era impresa assai ardua quella di scrivere un testo sulla Resistenza romana riuscendo a sposare in un connubio perfetto commedia e tragedia, riso e pianto, disperazione e speranza. Invece, il risultato è ineccepibile: lo spettatore sorride di fronte alle piccole e grandi scaramucce familiari, alle intrusioni - e all'obbligata cortesia che ne consegue - da parte dei vicini di casa, alla frizzante Romanità che permea tutta la pièce con il suo humour e la sua ironia, sempre presente anche quando la realtà assume i colori della devastazione. Poi, la stangata: il dolore pungente, ma vissuto sempre con compostezza, di fronte alle tragedie della Storia: prima il bombardamento del '43, poi l'eccidio delle Fosse Ardeatine. Gli attori si muovono in uno spazio scenico che, riproducendo l'appartamento dei protagonisti, in realtà è simbolo stesso della città e dell'animo di chi ci vive: mura screpolate, luci spesso soffuse, arredamento scarno. Non si può non rilevare l'ottima interpretazione di tutti gli attori, capaci di far entrare fin da subito nel cuore dello spettatore i personaggi e di tenerli con il fiato sospeso per tutta la durata della rappresentazione. Rappresentazione che, lungi dall'essere un mero "documentario" storico, diventa un monito affinché nessuno dimentichi quel che è stato e, soprattutto, quel che è stato non si ripeta mai più.


Marco Pelliccioni

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Ultimo aggiornamento ( Domenica 18 Dicembre 2011 10:25 )  

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