Il Natale italiano: festa di tradizioni, di cenoni in famiglia e di “cinepanettoni”, i quali, per i pochi che ancora non li conoscessero, sono le commedie usa e getta che ogni anno costruiscono, su una trama quasi identica, una storia più o meno natalizia condita da nudi, sesso e tanto trash. Ebbene, a ricordarci che ormai la festa più bella dell’anno è alle porte, quest’anno ci pensa anche lo spettacolo di Francesca Nunzi Natale a Capracotta, in scena al Teatro De Servi. Il nucleo narrativo verte sulla vita di tre sorelle, riunitesi loro malgrado nella casa di campagna molisana della maggiore di loro, Betta, per trascorrere le festività: Sandrina, attrice impegnata proprio in cinepanettoni natalizi (guarda caso), cerca nell’isolamento di Capracotta di nascondere il suo ormai imminente declino professionale; Raffaella, maniaca dell’igiene, è invece alla ricerca di tranquillità nella convinzione di aver perpetrato uno dei delitti più efferati della storia del crimine. A far da spalla al simpatico terzetto, Rino, agente e capro espiatorio di Sandrina, per la quale egli nutre una malcelata passione. La sceneggiatura parte all’insegna delle risate, grazie a battute mordaci e a una trama divertente che lascia ben sperare in uno svolgimento avvincente. Il secondo atto, invece, inaspettatamente risulta piuttosto stantio: la trama si banalizza eccessivamente, l’esito finale della vicenda si fa sempre più prevedibile e l’estro comico, che pure in alcuni momenti tocca vette di grande ilarità, si perde in luoghi comuni triti e contriti. Assolutamente convincente, invece, la scenografia: il palco riproduce la casetta di Capracotta con arredi essenziali, ma dai colori vivaci, valorizzati dalle decorazioni natalizie. Azzeccatissimi, poi, gli abiti delle tre protagoniste: trasandati e smorti quelli di Betta, sgargianti e dalle tinte accese per Sandrina, bianchi e castigati quelli di Raffaella. Un plauso particolare va a Francesca Nunzi per la sua interpretazione, sopra le righe eppure mai forzata, della petulante Sandrina, ma anche la recitazione di tutti gli altri interpreti è adeguata al loro ruolo e decisamente buona. Nel complesso, uno spettacolo che offre due ore di leggerezza e disimpegno. Senza tante pretese.
Marco Pelliccioni
























