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Toni Servillo legge Napoli@Piccolo Teatro Studio Milano

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Emozionante e suggestiva lezione di letteratura partenopea dall’800 a oggi quella offerta al Piccolo Teatro Studio Expo che ha trasformato la sua essenziale struttura in uno scrigno in cui la parola di Toni Servillo si forma e si dilata divenendo concreta e ricca della vita calda, vibrante e complessa della ‘napoletanità’ che si evolve senza perdere il suo carattere.

Nato ad Afragola (vicino a Napoli) e cresciuto a Caserta, Servillo dopo un inizio come autodidatta raggiunge i successi teatrali e cinematografici che lo hanno reso celebre senza cancellare pur nell’ottimo italiano raggiunto quello spirito campano che sboccia come un magnifico fiore in questo spettacolo.

Solo (senza musica, foto, schermi o scenografie) con la sua voce, pennello dell’anima, e la sua capacità di interpretare ed esprimere le sfumature più impercettibili dei testi posti man mano su un leggio - con la compagnia in pieno inverno di un fastidioso spiffero di aria condizionata rimbrottato a dovere, ma non sconfitto - riesce a coinvolgere il pubblico (molti i napoletani che fortunati loro hanno potuto comprendere appieno i testi in lingua materna) suscitando emozioni che vagano e si diffondono come un’onda all’inizio impercettibile e poi sempre più potente fino a suscitare applausi e acclamazioni entusiastiche.

A che servono - così come non servivano nel passato alla prosa recitata attraverso il canale radiofonico - piccoli e grandi schermi e altri ammennicoli del genere quando una voce cadenzata, musicale e calda come la sua stimola in modo mirabile la fantasia di ciascuno trasportandolo per esempio con Salvatore Di Giacomo attraverso le vie rumorose e pittoresche di Napoli insieme a Dio che decide un giorno di visitarla accompagnato da un reticente San Pietro (sempre importante la mediazione con Dio tramite l’umanità dei Santi)?

Si avvicendano volti, contraddizioni, problematiche, virtù e vizi partenopei grazie ai testi di poeti e scrittori quali Eduardo De Filippo, Raffaele Viviani, Ferdinando Russo, Maurizio De Giovanni, Giuseppe Montesano, Enzo Moscato e Mimmo Borrelli i quali vivono insieme sul palco per emozionare, stupire, divertire facendo sentire voci, profumi, desideri, passioni del popolo che non sempre è solare come lo è l’ambiente naturalistico, pur se minacciato da quel gigante emblematico di vita e di morte che è il Vesuvio.

Proprio nel vulcano è forse anche una delle ragioni, inconscia e inconsapevole, della fortissima e profonda dicotomia tra vita e morte che si avverte nell’animo napoletano e nei brani presentati con cui Servillo afferma di passare dal Paradiso all’Inferno.

Un momento di superbo teatro in cui l’eccezionale attore fa vivere l’anima di un popolo consapevole e curioso sui perché dell’esistenza espressi anche tramite le parole delle canzoni ‘in lingua’.

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