They’re Playing our Song - commedia musicale scritta da Neil Simon (New York 1927), drammaturgo di fama mondiale, con musiche di Marvin Hamlisch e testi delle canzoni di Carol Bayer Sager - viene rappresentata nel 1979 a Broadway dove ottiene grandi successi replicati nell’edizione inglese del 1980 e nelle successive italiane - dal titolo di Stanno suonando la nostra canzone - del 1981 con Loretta Goggi e Gigi Proietti e del 1988 con Maria Laura Baccarini e Gianluca Guidi diretti da Proietti.
Il testo, nato dalle confidenze a Simon di Hamlisch (con cui stava lavorando per realizzare un musical da una sua commedia) tormentato dalla nuova storia d’amore con la giovane paroliera Sager, ha il sapore fresco e autentico di un’odierna e comune love story con tutte le contraddizioni dell’oggi.
I due protagonista della bizzarra storia - ambientata negli anni ’70 e accompagnata da melodie dell’epoca – assumono i nomi di Vernon Gersh e Sonia Walsk.
Il primo è un compositore di successo - non di primo pelo - che, pur se premiato, osannato e invidiato, nasconde dietro la maschera della popolarità e del self control insicurezze, immaturità, nevrosi e incapacità di affrontare il normale quotidiano.
La giovane è una paroliera alle prime armi, intelligente, un po’ svitata, desiderosa di costruire un nuovo rapporto affettivo malgrado l’incapacità di liberarsi di un ex innamorato al limite della paranoia oltreché di inserirsi nel difficile mondo della musica, ma comunque genuinamente se stessa con tutte le sue stramberie e con la capacità di dare (quindi un personaggio che risulta da subito simpatico e accattivante).
Oggi Guidi diviene regista di un nuovo allestimento che vede protagonisti Simona Samarelli di origine barese, formatasi anche in Francia e con il vezzo di nascondere l’età (si sa che il mondo dello spettacolo è a volte ingiusto al riguardo, ma quando ci sono talento e professionalità l’età non è così importante) e Giampiero Ingrassia, figlio d’arte, che ha sempre lavorato con seria professionalità anche a fianco di celebri colleghi.
Lo spettacolo è ben costruito e dignitoso con musiche il cui testo è stato ben tradotto in italiano, ma ha bisogno di crescere trasmettendo più emozioni e acquisendo più scioltezza interpretativa forse con un po’ meno foga e soprattutto eliminando titubanze verbali.
I sei ballerini (3 uomini e 3 donne), scelti dopo una lunga e rigorosa selezione, danno voce alle “coscienze” dei due protagonisti contribuendo a rendere vivace la trama ben articolata.
Elegante la scenografia e molto belle e raffinate le luci.
Uno spettacolo garbato e godibile.
























