Sister Act - Il Musical Divino è un’esplosione di gioia e di allegria.
Mi chiedevo prima dello spettacolo se la versione teatrale e la sua edizione italiana in particolare avrebbero potuto reggere il confronto con il film (1992) che si avvaleva della potenza vocale e della bravura e simpatia di una scatenata Whoopi Goldberg. Inoltre il testo ampiamente conosciuto tra passaggi cinematografici e televisivi non avrebbe presentato più sorprese e - com’è noto - in questi casi interesse e attenzione dello spettatore diminuiscono radicalmente.
Nulla di tutto questo è accaduto con Sister Act: la versione italiana del musical statunitense si è rivelata affascinante e ha fatto dimenticare il film e la stessa Goldberg - presente alla prima al Teatro Nazionale - che si è giustamente dichiarata entusiasta.
Parte del merito spetta indubbiamente a Franco Travaglio che coadiuvato da Alberto Di Risio (consulente per la lingua italiana) ha brillantemente tradotto testi e canzoni adattandoli alla cultura e sensibilità italiane permettendo a tutti di godere di un testo ricco non solo di battute, ma anche di concetti su cui passate le risate sarebbe bene riflettere.
Proprio in questo sta forse la forza di Sister Act che a differenza di tanti altri lavori - pur tecnicamente e musicalmente validi e di successo, ma che finiscono per essere dimenticati nel giro di pochi anni salvo qualche melodia - a distanza di circa vent’anni dalla sua apparizione sugli schermi riscuote ovunque enorme successo come è testimoniato dalle trionfali accoglienze avute nei teatri di Broadway e poi di Londra (in cui la Goldberg ha indossato per qualche replica gli abiti della Madre Superiora), Amburgo e Vienna dove il musical è approdato prima del Nazionale di Milano.
Sister Act, infatti, non è solo una storia di buoni sentimenti e di amicizia, ma punta i riflettori su alcune problematiche che riguardano tutti in qualsiasi Paese vivano: il coraggio di testimoniare rischiando la propria vita, reagendo (pur avendo una giusta paura) ai diktat dei prepotenti e la necessità di uscire dalla corazza dei formalismi eletti a regola andando incontro al nuovo. Ciò non vuol dire rinnegare le tradizioni perché l’unico modo per tradirle è imbalsamarle facendone oggetti da museo.
Un terzo tema è l’universalità della musica e la sua capacità di coinvolgere i cuori indipendentemente dal genere: non esiste la contrapposizione tra ‘seria’ e ‘leggera’, ma solo tra ‘buona’ e ‘cattiva’ musica, la prima avvicina, la seconda allontana.
La chiesa del convento si riempie quando il coro passa dai formalismi musicali e mentali (nel cantare occorre essere umili) di suor Lazzara alle note trasgressive di Suor Maria Claretta: sono le stesse suore che cantano, ma ora non hanno paura di esprimere se stesse e di trasmettere con le note la propria anima e far volare libero il proprio amore per Dio.
Tra le pieghe del testo emerge anche qualche garbata nota polemica nei confronti della Chiesa come Istituzione che (attraverso il pur simpatico Monsignor O’Hara) non esiterebbe a lasciare il gregge dei fedeli (anche se piccolo, ma si chiede perché è piccolo?) senza il riferimento di quella chiesa perché antieconomica, e sposa la ‘rivoluzione’ di Suor Maria Claretta non appena ne intuisce il potenziale economico.
Sister Act è un testo che mette molta ‘carne al fuoco’ e non presenta nessuna di quelle scene ‘osée’ o di quelle battute volgari che tanto spesso assicurano il successo a uno spettacolo: per funzionare necessita quindi di una grande colonna sonora e di un grande cast.
La versione teatrale ambienta la vicenda negli anni Settanta e le musiche di Alan Menken (otto premi Oscar) con le liriche di Glen Slader ricreano l’atmosfera di quel periodo ricco di fermenti anche musicali: dal soul al funk e ai primi grandi successi della discomusic la colonna sonora di Sister Act è un capitolo di un’antologia musicale.
Il cast della versione italiana è decisamente di livello e non presenta - grazie all’ottima regia di Carline Brouwer - nessuna caduta di ritmo o di stile sia nella recitazione, sia nel canto come nel ballo, nemmeno nei ruoli meno importanti.
Gli 11 attori principali sono il risultato di una selezione di oltre 2:000 candidati fatta da una commissione internazionale che ha scelto veramente il meglio: Loretta Grace (abruzzese di nascita, marchigiana di adozione e di origine senegalese) è una strepitosa Deloris Van Cartier, alias Suor Maria Claretta in entrambi i ruoli: splendida voce, grande simpatia e misura sul palcoscenico.
Le si contrappone idealmente Dora Romano che porta nel complesso personaggio della Madre Superiora - combattuta tra il ‘dovere’ di difendere la tradizione dal nuovo di cui teme gli inevitabili effetti di instabilità e la percezione dell’ineluttabilità dei cambiamenti - l’esperienza di una formazione artistica avvenuta nella scuola di Gassman e di una carriera teatrale accanto a nomi come Edoardo de Filippo, Glauco Mauri e Antonio Calenda solo per citarne alcuni. Commoventi i suoi dialoghi con Dio.
Simonetta Cartia è un’incisiva Suor Maria Lazzara che trova nella musica la forza di liberarsi dagli schemi e dalle regole inutili, mentre Laura Galigani (la novizia Suor Maria Roberta) esprime con delicatezza la presa di coscienza di se stessa.
Timothy Martin e Simone Colombari conferiscono una particolare carica di umanità e simpatia rispettivamente al tenente Eddie e a Monsignor O’Hara, godibilissima la scalcinata banda (quanto reale nel pedissequo ossequio al Capo) di Curtis Jackson di cui Felice Casciano rende perfettamente il vuoto interiore di un potere basato sulla prevaricazione.
Affascinanti nella loro semplicità le scenografie che accompagnano e sottolineano con il gioco delle luci l’evolversi del sentire delle suore.
Complimenti infine alla Stage Entertainment Italia non solo per aver allestito questo spettacolo e gli altri che lo hanno preceduto, ma anche e soprattutto per il coraggio di aver ristrutturato teatri storici come il Nazionale a Milano e il Brancaccio a Roma e per la scelta di rendere italiani tutti i testi (anche quelli delle canzoni) dei musical: il successo ottenuto ha smentito le critiche preconcette.
























