Ormai quasi al termine della sua terza edizione Revolution Mad Maestri, avanguardie derive del teatro contemporaneo, ci conduce ancora una volta in terre lontane. Il 24 settembre alle ore 21.00 sul palco del Teatro Quirino si è esibito Kalamandalam Karunakaran. Tra i più celebri interpreti di Teatro Kathakali sulla scena inazionazionale, il maestro indiano ha rappresentato lo spettacolo Pootthana Moksham (La redenzione di Poothana). La storia narra che il dio Vishnu decise un giorno di prendere le sembianze di un bambino di nome Krishna, che venne partorito dalla sorella del malvagio e potente re Kamsa, il quale ordinò al demone Poothana di uccidere tutti i figli della donna poiché una profezia aveva annunciato che sarebbe morto per mano di uno di loro. Il demone , trasformatosi durante il lungo viaggio in una bella e giovane donna, fa il suo ingresso nella città dove Krishna è nato. E da qui prende inizio la vicenda danzata.
Cinquanta minuti in cui l’attenzione dello spettatore rimane sospesa tra le pieghe di un dialogo con il narratore-protagonista, che, solo in mezzo al palcoscenico, ci parla con tutto se stesso, a iniziare dagli occhi fino ai movimenti dei piedi, che risuonano al tintinnio di cavigliere nascoste, danzando e raccontando a ognuno degli spettatori della redenzione di Poothana.
Kathakali, letteralmente “narrare storie”, è la danza-teatro classica indiana che trova le sue origini nella regione di Kerala nel Sud dell’ India. Ispirata alle grandi avventure epiche degli Indu, che si esprime attraverso i mudra, un vero e proprio linguaggio dell’intero corpo attraverso gesti delle mani e mimica facciale
Kalamandalam Karunakaran, discendente da tre generazioni di attori Kathakali, con la sua attività didattica ed artistica ha dato un forte contributo alla diffusione della conoscenza del Kathakali in Europa. ha organizzato workshops e performance in Francia, in Canada, in Nord e Sud America, in Martinica e Guadaloupe ed ha, inoltre collaborato con Peter Brook , Ariane Mnouchkine, Bartabas.
La meticolosa attenzione nei dettagli, il trucco e i costumi hanno dato vita ad una performance suggestiva che ha mantenuto intatte le forme rituali sviluppate nel corso di secoli di tradizione e riempito la sala dei colori e dei suoni dell’India.
Rachele Fortuni
























