Il 17 marzo 2011 è il giorno in cui due dei reattori della centrale nucleare di Fukushima provoca uno dei più sconvolgenti disastri ambientali degli ultimi vent'anni colpendo il Giappone e diffondendo panico e paura in tutto il mondo. Martedi 20 settembre 2011, al teatro Nuovo Colosseo di Roma, la compagnia sperimentale Viviana di Bert dedica il proprio spettacolo proprio a questo Paese, mettendo in scena uno dei lavori di Anton Cechov, IL GIARDINO DEI CILIEGI. La serata si apre, infatti, con una lettera dell'ambasciata giapponese che manifesta la propria gratitudine nei confronti dell'Italia e di molti altri Paesi per l'appoggio offerto al Giappone. Il Paese del Sol Levante è presente in tutto lo spettacolo attraverso la scenografia essenziale e gli abiti. Il rosso e il bianco, colori emblematici, sono predominanti, insieme al ciliegio, attorno al quale i personaggi si muovono. Assistiamo all'intrecciarsi delle dinamiche familiari legate a quelle dei servi che sembrano guadagnarsi spazio all'interno della vicenda. Sull’intera famiglia incombe il peso della crisi economica, del fallimento, che porta inesorabilmente a una e sola soluzione: la vendita della proprietà, giardino dei ciliegi annesso. Questa scelta segna duramente l’intera famiglia, poichè costretta a rinunciare ad una parte del proprio vissuto. La rappresentazione nell'insieme si presenta acerba, probabilmente perchè prima esperienza scenica della neonata compagnia, mentre risulta molto più chiaro e consapevole l'intento del progetto, che ha voluto prendere come esempio la dignità di una nazione e di un popolo che è stato portato a scegliere il cambiamento. La lettera dell'ambasciata, infatti, specificava l'impegno del Giappone nell'investimento nelle energie rinnovabili e in progetti draturi, consapevoli e non nocivi per l'uomo e il suo territorio. Lo spettacolo sembra auspicare una nuova fioritura per il Paese colpito dalla sciagura, per il mondo, per l'uomo. Il ciliegio, simbolo della caducità del tempo, della bellezza, della vita, lega i personaggi alla loro infanzia e alle loro antiche sensazioni riportandoli ad estreme consapevolezze.
Stefania Pastore
























