Scene di vita quotidiana con protagonista l’uomo di oggi alle prese con le complicazioni derivanti dai nuovi e numerosi marchingegni che potrebbero facilitargli l’esistenza, ma che invece spessissimo gliela complicano quando non la rendono più vuota e solitaria.
Sintomatico l’incipit singolare e spiritoso con Daniele Trambusti, attore e musicista, impegnato a dirigere un surreale coro di telefonini quasi tutti docili alla bacchetta del direttore.
Seguono le interpretazioni da parte della brava Angela Finocchiaro dei vari personaggi usciti dalla penna di Stefano Benni, scrittore, poeta e giornalista bolognese capace di stigmatizzare limiti, malcostumi, vizi e difetti della società odierna.
Alcuni episodi risultano veramente ben riusciti; altri, nonostante l’ottima interpretazioni dei due validi attori e la capace regia di Cristina Pezzoli, appaiono con un testo un po’ forzato nell’encomiabile volontà di esprimere l’indiscutibile disagio dell’uomo contemporaneo che, pur avendo risolto alcune problematiche rispetto al passato, si ritrova in nuove, irrazionali se non grottesche e paradossali situazioni di disagio e solitudine.
Esemplare al riguardo il personaggio di un povero e complessato magazziniere balbuziente che ricorre a un curioso escamotage per mostrare al mondo e soprattutto a quelle donne con cui desidererebbe relazionarsi il suo pieno e impegnato inserimento nella vita sociale.
Uno spettacolo che sicuramente fa riflettere e certo induce al sorriso più di compatimento che di divertimento e non alla risata anticipata appena vengono proferite le prime battute, ma si sa che anche la capacità di giudizio non è autonoma in quanto condizionata da mille fattori primo fra tutti la moda, non sempre frutto di onestà intellettuale.
Duttile nel cambiare registro con esiti sempre gradevoli Angela Finocchiaro che dà vita ai diversi ‘eroi’ della società odierna. Uomini e donne dolenti e affannati, vittime della superficialità di una cultura in cui manca il senso del dovere che da solo risolverebbe molti problemi: da quello dei viaggi in Eurostar - e figurarsi quelli nelle categorie inferiori non considerate dalla nostra politica che ignora spessissimo il senso dello Stato - a volte più disagevoli degli antichi viaggi attraverso boschi e foreste a quello dell’insicurezza sui posti di lavoro con conseguenze ben più nefaste.
Insomma un mondo in cui è più furbo chi ottiene di più con il minimo sforzo anche se illecito.
























