Home Teatro Teatro Recensioni Donka-Una lettera a Cechov@Piccolo Teatro Strehler Milano

Donka-Una lettera a Cechov@Piccolo Teatro Strehler Milano

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Poesia velata di nostalgia melanconica e di dolce ironia espressione dell’anima russa e di quella di Anton Cechov (Taganrog 1860 - Badenweiler 1904) scrittore, drammaturgo e medico: questo il filo conduttore dello spettacolo scritto e diretto dal regista svizzero Daniele Finzi Pasca per i festeggiamenti a Mosca in occasione del 150esimo della nascita del letterato e ora in scena fino al 15 maggio al Piccolo Teatro Strehler di Milano .

Appartenente a una famiglia il cui nonno riesce a riscattarsi dalla condizione di servo della gleba quattro lustri prima che venga abolita nel 1861, Cechov soffre dell’atmosfera cupa e angosciante che si viveva in casa a causa nell’atteggiamento violentemente autoritario (derivato forse da abitudine generazionale a subire e restituire violenza) del religiosissimo padre e poco sopporta la cittadina natale (grande porto fatto costruire da Pietro il Grande sul mare d’Azov poi insabbiatosi verso metà ‘800) che ricorda sempre in maniera negativa.

Divenuto medico e scrittore, si divide tra le due attività affermando che “La medicina è la mia moglie legittima, la letteratura è la mia amante: quando mi stanco di una, passo la notte con l'altra”, e viaggia in Europa anche per migliorare la sua salute minata dalla tisi che ne reciderà presto la vita.

Per onorare questo personaggio di valenza mondiale il regista luganese del Teatro Sunil - con alle spalle una carriera ricca di meritati successi quale artefice della cerimonia di chiusura delle Olimpiadi invernali di Torino nel 2006 e di lavori per il Cirque Eloize e per il Cirque du Soleil - ha creato uno spettacolo singolare costruito sulla vita dello scrittore per rivelarne aspetti nascosti e quotidiani.

Emerge così che Cechov amava rilassarsi andando a pescare con una canna da pesca particolare con attaccato all’estremità un piccolo sonaglio che avvisava se il pesce abboccava: donka, titolo del magico lavoro teatrale accompagnato da musiche evocanti atmosfere russe che sgorgano limpide e sognanti in particolare da una fisarmonica da cui paiono materializzarsi ombre di diverse misure che si compongono e si dissolvono.

Come raccontare uno spettacolo senza trama, ma che attraverso le infinite espressioni dell’arte circense quali danza, acrobazia, giocoleria, gag slapstick, contorsionismo, giochi d’acqua... offre visioni di una vita connotata da creatività, ricerca, sopravvivenza, malattia i cui richiami sono frequentissimi soprattutto nella seconda parte?

Una suggestiva meraviglia che va lasciata fluire lieve, leggera e raffinata nel proprio immaginario senza razionalizzarla troppo per non rischiare di perderne una parte di fascino: un viaggio attraverso il conscio e l’inconscio dell’artista per celebrarne il genio scoprendone le radici.

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Ultimo aggiornamento ( Domenica 08 Maggio 2011 19:02 )  

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