La Compagnia Teatrale PuntoZero da anni collabora con l’Istituto Penale Minorile Cesare Beccaria di Milano coinvolgendo i ragazzi detenuti nella rappresentazione di spettacoli sempre più interessanti ed apprezzati dal pubblico. Il primo spettacolo in cartellone quest’anno è il “King Lear” di Shakespeare e, in occasione dell’anteprima tenutasi al Teatro di Verdura di Milano, abbiamo avuto modo di scambiare quattro chiacchiere su questa iniziativa assolutamente meritevole di attenzione con gli artisti della compagnia per comprendere le origini del progetto, le finalità che si propone e i progetti attualmente in cantiere.
Buongiorno e anzitutto benvenuti sulle pagine di Gufetto! La Compagnia Teatrale Puntozero è un laboratorio che mira al reinserimento dei ragazzi detenuti. Qual è il riscontro che trovate in loro?
Attraverso i vari laboratori che con gli anni abbiamo portato avanti abbiamo avuto diversi riscontri, di moltissimi di questi siamo orgogliosi. Sempre più spesso accade che i ragazzi decidano di fare di questo mondo la propria vita: c’è chi ha trovato lavoro presso importanti strutture come il Piccolo Teatro, chi vuole dedicare la propria vita alla recitazione, chi ha scelto la strada della regia, chi ancora prosegue il proprio percorso tecnico. Questi sono esempi importanti. Accanto a loro ce ne sono moltissimi che grazie a queste esperienze trovano un altro modo di guardare alla vita e abbandonano un modo di pensare che li ha portati a delinquere. Meglio di così…!
Com’è nata l’idea di istituire un laboratorio teatrale associato ad un carcere?
Nel 1995 il nostro direttore artistico Giuseppe Scutellà è riuscito a coronare un desiderio: svolgere il proprio lavoro di regista, attore e maestro di teatro all’interno del carcere minorile. Negli anni questa collaborazione è sfociata in un laboratorio permanente.
La messa in scena degli spettacoli permette ai ragazzi in detenzione di diventare scenografi e tecnici. Di che tipo di aiuto si avvalgono?
Di quello di docenti professionisti del settore che collaborano con noi. L’esperienza delle borse lavoro che vengono loro offerte è fondamentale in questo senso perché permette loro di lavorare a progetti a lungo termine e di seguire il percorso di realizzazione di uno spettacolo dall’inizio alla fine, seguiti dai nostri tecnici.
La stagione di quest’anno si apre con il “Re Lear” di Shakespeare. Quali sono le ragioni di questa scelta?
La scelta del testo è nata durante un progetto europeo cui abbiamo partecipato. Si è rivelato difficile,ma importante per le tematiche che porta in dote. Soprattutto nell’ambito del rapporto padri-figli, è stato interessante osservare le reazioni dei ragazzi di fronte alla crudeltà dei giovani nei confronti dei vecchi, considerati una volta detentori di saggezza e per questo tutelati.
Ci parlereste anche brevemente dei successivi spettacoli in cartellone?
Il successivo è “Antigone” di Sofocle. Fino a che punto una legge che si ritiene ingiusta va rispettata e quali sono le conseguenze se si decide ugualmente di trasgredirla? Un altro spunto di riflessione per i ragazzi, ma anche per tutti noi.
Segue “Redazione Erasmo”: è una lettura animata di testi autorevoli di alcuni tra i più impostanti intellettuali contemporanei. I temi sono vari: il senso della felicità, il nichilismo e i giovani, i vizi capitali della società moderna.
“Made in Italy”: storie sull’immigrazione italiana. Per ricordare “quando gli immigrati eravamo noi”.
“Io, presunto terrorista”: tratto dal libro di Luca Bauccio è una storia attualissima.
Speriamo di avervi stuzzicati abbastanza!
Quali sono le aspettative dei ragazzi per questa stagione?
Migliorare a tal punto che voi non possiate riconoscere chi di loro è un “ragazzo”. E avere tanto pubblico!
Qual è il riscontro che, nelle passate stagioni, avete ricevuto dal pubblico?
E’ stato sempre molto caloroso e attento alle varie sensibilità che si muovono in un progetto di questo tipo. Quanto al gradimento degli spettacoli, non entriamo nel merito, anche se con una piccola strizzatina d’occhio possiamo dire che molti tornano a vederli.
L’attrice Lisa Mazoni, presidentessa e direttrice della vostra compagnia, ritiene che il teatro possa essere uno strumento di intervento sociale. In quali altri contesti, oltre al carcere, pensereste di poter lavorare?
Noi affrontiamo tutto ciò che è disagio giovanile con il teatro, ogni contesto che riguardi queste due ambiti fa parte del nostro lavoro.
Oltre alla stagione che sta iniziando, avete già in cantiere altri progetti?
Abbiamo in cantiere la realizzazione del film “King Lear”, il mese prossimo ripartirà il laboratorio al Beccarla e soprattutto stiamo ristrutturando il teatro interno del carcere, speriamo per l’anno prossimo di poter portare dentro il pubblico, che sia una nuova occasione di incontro tra la comunità e i ragazzi.
Prima di salutarci volete aggiungere qualcosa o rivolgere un saluto ai lettori di Gufetto?
Il teatro è un’arte molto antica che noi amiamo. Essere riusciti a dare prospettive a chi non ne aveva è una gioia immensa, che fra molte difficoltà portiamo avanti ogni giorno. Venite a trovarci!
INTERVISTA DI: Marco Pelliccioni
GRAZIE A: Ufficio Stampa Parole&Dintorni
SUL WEB: http://www.puntozero.info
























