Abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Elena Bonelli, la celebre attrice-cantante che, con lo spettacolo “Roma in the World”, attualmente in scena a Roma, riscopre con originalità la tradizione musicale romana, cercando di donarle nuova vita e freschezza.
Subito prima di assistere al suo spettacolo al Salone Margherita di Roma abbiamo avuto la possibilità di scambiare quattro chiacchiere con l’attrice e cantante Elena Bonelli, la quale ci ha spiegato le motivazioni profonde che hanno condotto alla sua rivisitazione del patrimonio musicale tradizionale romano nello spettacolo “Roma in the world”, attualmente in scena al Salone Margherita di Roma; in una chiacchierata informale ed interessante Elena ha anche avuto modo di raccontarci il rilancio dell’Inno di Mameli di cui lei si fece portatrice alcuni anni fa, di spiegarci il suo rapporto con la “romanità” e di fornirci alcune indiscrezioni su quali saranno i suoi progetti futuri.
“Roma in the world” è un titolo che parla da solo. Lei vuole “esportare” la romanità nel mondo attraverso le canzoni più popolari. Da cosa è scaturita questa idea?
L’idea è scaturita dal fatto che, dopo la morte di Gabriella Ferri, c’era stato un momento di scomparsa della canzone romana. Nel mio lavoro, mi piace affrontare quello che non fanno gli altri oppure colmare qualche vuoto esistente, una scelta che ho fatto anche quando ho rilanciato l’Inno di Mameli.
Può ricordare brevemente come avvenne questo rilancio?
Nel 2000 ero a un concerto al Quirinale e nessuno cantò l’Inno. Allora inviai una lettera all’allora Presidente della Repubblica Ciampi per proporgli questo rilancio e due anni dopo chiesi alla FGC di lanciare il progetto alla prima partita dei premondiali a Catania, Italia-Usa. Lì, per la prima volta, una donna, cantante di musica popolare, ha cantato l’inno in mezzo allo stadio. La folla ha cantato con me, è stata veramente un’emozione indimenticabile che porto ancora dentro. Da quel momento, è partita l’onda del ritorno dell’Inno negli stadi e, inoltre, il Ministero degli Esteri ha distribuito nel mondo milioni di cd.
Ha rilanciato nel mondo il nostro Inno nazionale e ora fa lo stesso con la canzone romana. Il suo spettacolo fonde gli stornelli più famosi con ritmi e melodie internazionali. Qual è stata la difficoltà maggiore nell’avvicinamento di stili musicali così diversi?
Io ho scelto delle canzoni che si sposavano con le sonorità che volevo imitare. “Chitarra romana” ne è un esempio illuminante e ho chiesto al maestro Pippo Caruso di arrangiarla in fado portoghese, forse perché ritengo Dulce Pontes una delle più belle voci al mondo. Poi ho fatto “Sinnò me moro” in spagnolo, “Vecchia Roma” in francese e “Roma nun fa la stupida” in americano. Naturalmente abbiamo scelto quelle particolari canzoni che si sposavano con quelle lingue e la cosa ha funzionato straordinariamente. Il pubblico non si aspetta che l’esito possa essere così felice, ma io gli dimostro che la musica non ha confine.
Come reagisce il pubblico?
Meravigliosamente, specialmente perché vengono molti giovani e questo è importante, perché bisogna comunicare loro che la tradizione romana è nostra, non dobbiamo buttarla via.
Visto che parliamo di tradizione romana, non possiamo non parlare di due artiste straordinarie della Capitale a cui lei rende omaggio in “Roma in the world”: Gabriella Ferri e Anna Magnani. L’una è stata a lungo la voce di Roma, l’altra ne ha rappresentato, nel mondo, il volto più autentico. Che cosa significano per lei?
Anna Magnani, per me, è più di un mito, è la consacrazione dell’arte fatta attrice e, soprattutto, fatta romanità. Io guardo i suoi film per la trentesima volta, eppure continuo a ridere e a piangere, a emozionarmi. Gabriella Ferri era una grande artista, l’unica che cantando è riuscita a trasmettere le più autentiche emozioni della canzone romana. Insomma, sono state due grandi donne, simboli viventi del popolo romano.
A proposito di Roma, lei sta portando il suo spettacolo su un palcoscenico storico per la romanità, quello del Salone Margherita. Come sta vivendo questo momento?
E’ straordinario. Questo è un teatro non facile, eppure devo dire di aver avuto un riscontro incredibile da parte del pubblico. Abbiamo avuto il tutto esaurito tutte le sere e tutte le volte il pubblico si emoziona e canta con me. La cosa che più mi colpisce è che sono proprio i più giovani a cantare a squarciagola e il mio prossimo impegno sarà proprio in questa direzione.
In che senso? Quali sono i suoi progetti per il futuro?
Adesso abbiamo portato la canzone romana nel mondo, chiuderemo con il tour americano a partire dal 15 Ottobre e, dopo, il mio progetto sarà portare la canzone romana ai giovani, perché dall’esperienza che ho avuto al teatro con questo spettacolo, mi rendo conto che può funzionare e che i giovani devono conoscere e vivere una parte così importante della tradizione della nostra città.
INTERVISTA DI: Marco Pelliccioni
SUL WEB: www.elenabonelli.it
























