ROMA FRINGE FESTIVAL – WWWW.TESTAMENTO.EACAPO: le grida oltre lo schermo - Gufetto Magazine

ROMA FRINGE FESTIVAL

ROMA FRINGE FESTIVAL – WWWW.TESTAMENTO.EACAPO: le grida oltre lo schermo

Luca Trezza scrive, dirige e interpreta “WWWW.TESTAMENTO.EACAPO” con la volontà di portare in scena l’animo di una generazione allo sbando, assuefatta dall'era degli schermi e dei linguaggi delle televisioni, dei cellulari, dei computer e dei social network.

La storia di un uomo sopraffatto da una vita “schermizzata”, dove tutto si ferma all'immagine, alla superficie e non scava a fondo dei sentimenti e delle relazioni umane, dove gli sguardi si rincorrono e fuggono il contatto con il prossimo, dove ci si illude di riuscire a raggiungere prima o poi nel virtuale la perfezione aspirata e desiderata nel mondo reale dal quale ci si sente sopraffatti e ridotti in inetti. La storia di quest’ uomo, con una relazione matrimoniale in crisi, alla ricerca di un “contatto”.

Ma questo contatto non sa più cercarlo nei rapporti umani, perché sembra ormai aver perso ogni capacità di interrelazione con il prossimo. Lo trova allora nella sua stanza, davanti lo schermo del suo computer, in una chat. Ma questo tale, una X, non ha un’identità precisa né tantomeno ha importanza venirne a conoscenza, è un'incognita appunto, con la quale egli può trovare un’occasione per sfogarsi ed essere compreso senza esporsi troppo e rimanendo nascosto, ma non appena X gli chiede di sorpassare i limiti della chat con un vero appuntamento a tu per tu, ecco allora che un misto di panico e eccitazione prendono il sopravvento e l’uomo è chiamato a vivere. “Io andavo, andavo all'appuntamento sopra il ponte, l’avevo preso da tempo e preordinato in CHAT nelle stanze fredde della CHAT, quelle stesse stanze fredde dove i NICK che cercano, che sognano, si consumano le ginocchia, a furia di sbattere tra le sbarre dei tasti, dei mouse, dove ci si intossica di virus e byte andati a male”.
Mentre si dirige all'appuntamento e attende l’arrivo di X che non arriverà mai, ecco che inizia il suo naufragar tra i pensieri, affondando nell'infanzia e riportando alla memoria i rapporti con la figura paterna, le canzoni anni ’60, la figura materna e il suo latte, questo latte che ci nutre da piccoli e ci fa dolere i muscoli una volta adulti, dei muscoli ormai atrofizzati, incapaci di fare i passi giusti, e poi le gatte, le strade della città, le falene, le formiche e le tante immagini che si rincorrono e si contaminano perdendo il loro senso e ritrovandone uno nuovo in questa nausea che desidera solo sfogarsi nel proprio delirio.

Ecco dunque come Luca Trezza decide di far sentire la sua voce sugli effetti collaterali che la vita tecnologica e telematica ha suscitato nella vita dell’uomo contemporaneo, conducendolo addirittura alla rielaborazione di un linguaggio stitico di significato con parole tronche, spezzate, fulminee, istantanee che sono diventate il mezzo di gioco e di espressione con cui Trezza ha composto la sua pièce teatrale ricca di neologismi, fondendo termini lirici e stranieri con i dialetti napoletano e romano con le quali parla a sé stesso e al pubblico in un soliloquio-dialogante.
Linguaggio verbale accompagnato sulla stessa lunghezza d’onda da un linguaggio fisico e corporeo spezzato e rafforzato dalla vivisezione della parola stessa, alla ricerca delle proprie sensazioni per entrare nelle proprie radici e nella propria storia personale. Il gesto teatrale risulta essere l’immagine del pensiero nel suo crearsi istintivo nell’attimo del presente. L’effetto sul pubblico ha una violenza disarmante e destabilizzante, e non sempre si riesce a seguire bene le figure che l’attore rincorre sulla scena nel corso del suo lamento drammatico, ma la forza di persuasione supera ogni concettualismo.

Infatti, la forza della drammaturgia è così impregnata nei gesti, nei lamenti e nelle parole che la scena è dotata solo di pochi piccoli e simbolici elementi: un leggio, una rosa, un bicchiere di latte, una webcam e una mela.
Un’originale forma di espressione, dotata di un pizzico di ironia, che ha uno stile tutto suo e si contraddistingue dagli altri allestimenti teatrali, forse perché non cerca di essere allestito ma solo sentito.
Un’acuta presa di coscienza di una mente vispa e attenta che si diverte a testimoniare il fenomeno di alienazione tecnologica che da tempo ormai coinvolge tutti noi, ponendo l’attenzione a non dimenticarci della nostra realtà intima che deve essere tutelata e curata e non postata pubblicamente,e a non dimenticarci che le vere emozioni vivono al di là di un’emoticon su una faccia-libro.

Lo spettacolo WWW.TESTAMENTO.EACAPO sarà nuovamente in scena il 25 giugno 2015

 

seguici su Facebook
seguici su Linkedin
seguici su Google +
seguici su Pinterest
seguici su Twitter