ROMA FRINGE FESTIVAL- Vaghe donne: donne di questi e d'altri tempi - Gufetto Magazine

ROMA FRINGE FESTIVAL

ROMA FRINGE FESTIVAL- Vaghe donne: donne di questi e d'altri tempi

Nella splendida cornice di Castel Sant'Angelo è andato in scena, nell'ambito della programmazione del Fringe Festival della scorsa settimana, “VAGHE DONNE”, spettacolo di Velia Viti ispirato ad alcune delle vicende del Decameron e totalmente incentrato sulla figura della donna nelle sue varie declinazioni, donna di corte, popolana, suora, moglie, sempre però figura dotata di uno spessore caratteriale deciso e di una connotazione di genere forte.

Una bravissima Maria Antonia Fama ha catturato l'attenzione dello spettatore per tutta la durata della messa in scena, narrando in sequenza storie di personaggi femminili coraggiosi, ironici, dediti all'amore e al piacere e mai disposti a scendere a compromessi con il loro proprio sentire. Lo spettacolo è insieme recita, reading e a tratti musical, per via delle interpretazioni musicali che la Fama regala, ma anche, lungo tutto il suo svolgimento, grazie alla musica dal vivo realizzata alla chitarra da Maurizio Minnucci.
Quest'ultimo, oltre ad essere colonna sonora della rappresentazione, si presta all'interpretazione di un altro maschile che è per lo più muto, statico al cospetto dell'energia esorbitante delle donne messe in scena che lo coinvolgono.

Altri personaggi maschili evocati sono quelli di cartone resi vivi dal retro di un pannello divisorio dalla voce della Fama stessa che, factotum dello spettacolo, mette in campo, con straordinaria energia, doti canore, ironia, capacità di destreggiarsi nei vari dialetti ed una presenza scenica sempre piacevole, anche in virtù degli abiti di taglio cortigiano indossati, che perfettamente sposano non solo la scenografia creata dai pochi arredi sul palco, ma anche quella maggiore del contesto magico e avvolgente di Castel Sant'Angelo. Quelle riprese sono alcune delle vicende del Decameron, storie narrate da uomini e donne al tempo della peste, tra le quali quella di monna Filippa che, accusata di adulterio, riesce abilmente a cavarsi d'impaccio davanti al giudizio del podestà, rivendicando così il proprio diritto al piacere; quella di Lisabetta da Messina, che sublima l'amore per il proprio amante ucciso dai fratelli conservandone la testa in un vaso, un “testo di bassilico”, come narra Boccaccio; quella ancora di monna Ghita, vittima della gelosia del marito messer Tofano e capace di liberarsi da questa utilizzandola come sua stessa arma.

Queste ed altre ancora. La fantasia spazia piacevolmente dunque in un contesto storico altro e una notte romana diviene luogo di immaginazione e spunto di riflessione su dinamiche e caratteri sempre attuali.

Info:
VAGHE DONNE
Regia: Velia Viti Con Maria Antonia Fama e Maurizio Minnucci
Musiche: Maurizio Minnucci
Compagnia Manaus Opera

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