ROMA FRINGE FESTIVAL- TO BE OR NOT TO BE CHAPLIN: Non essere Chaplin - Gufetto Magazine

ROMA FRINGE FESTIVAL

ROMA FRINGE FESTIVAL- TO BE OR NOT TO BE CHAPLIN: Non essere Chaplin

Il Teatro dei Limoni ci presenta uno dei suoi lavori “TO BE OR NOT TO BE CHAPLIN” . Scritto da Daryoush Francesco Nikzad, diretto da Roberto Galano, il direttore artistico di questa associazione culturale e interpretato dall'attore Giuseppe Rascio.

Partendo da una delle citazioni più famose (uno dei dilemmi più famosi) del mondo del teatro “Essere o non essere” dell’ Amleto di Shakespeare inizia l’indagine esistenziale su quali siano le paure, le angosce, le frustrazioni con le quali un artista deve saper fare i conti una volta avviato il successo della propria carriera, perché la celebrità è un mostro a due teste che ti fa splendere da un lato e ti consuma senza pietà dall'altro.
E come sondare le ombre dell’universo artistico se non prendendo come esempio e addentrandosi nella vita e nell'immaginario di uno degli artisti più amati del mondo, sir Charles Spencer Chaplin?
“Se fossi Chaplin mi ammazzerei” dice l’attore con il cappio al collo in piedi su un tavolino, l’unico elemento scenico, al centro della scena, prossimo al suicidio, perché sente che la vita è ingiusta e porta solo sofferenza, tanto vale “Non Essere” allora, come dice il cartello di cartone che ha appeso al collo.
Da qui inizia il racconto della vita del maestro del cinema: l’esordio , i primi successi, gli amori, il passare del tempo, la cacciata dagli Stati Uniti, le delusioni, il rapporto con la mamma, la quale svolge un ruolo primario nei ricordi, amata e contrastata allo stesso tempo, ma rispettata perché con lei ha imparato ad osservare il mondo e da lei ha ereditato il suo talento.
Fino ad arrivare alla sua vecchiaia, prosciugato nell'essenza: un manichino, vero e proprio che vediamo in scena, su una sedia a rotelle ormai lasciato in balia del mondo, privo della ingenuità e dello splendore che l’anima di Charlot gli donava, il quale adesso lo guarda da lontano con compassione e si libera dal suo interprete perché sopravvivrà anche senza di lui.

Gli ingredienti per uno spettacolo buono ci sono tutti, ma in questo continuo ricercare cosa sta “oltre” si è perso il punto centrale dell’essenza. È consuetudine credere che un’artista non può essere definito tale senza angosce dolorose e sofferenze, e che attraverso l’arte si sopperiscono tutte le mancanze che reca la vita, eppure il primo che ci insegna che non è sempre così è proprio Charlie Chaplin, e basta leggere solo alcune delle sue citazioni, vedere i suoi film, e leggere la sua autobiografia per capirlo!
Quindi la domanda nasce spontanea: perché esporre questi temi pessimistici proprio attraverso la figura di Chaplin e del suo adorabile Charlot? Forse perché ci si prende la briga di voler spezzare l’opinione che hanno tutti, che non dobbiamo considerare solo l’immagine più famosa allegra e divertente del maestro ma considerarne anche la parte più umana e fragile che vive all’insaputa dell’opinione pubblica, quella fatta di tante lacrime silenziose, sì, ma anche di sorrisi! Gli artisti nel compiacersi del proprio dolore e della sofferenza si dimenticano il valore dei sorrisi, e Chaplin ha scommesso tutta la sua carriera per trasmettere messaggi che sollecitassero la sensibilità umana, la dolcezza, la compassione, la tenerezza, l’importanza delle emozioni gioiose, di non perdere mai la voglia di vivere e superare tutti gli ostacoli, riscoprendo sempre il valore di ogni singolo sorriso.
Quindi bisogna stare molto attenti a scegliere di cosa si vuole parlare in uno spettacolo teatrale, ma soprattutto di come se ne vuole parlare. La scelta di passare i messaggi di quanto sia difficile sopravvivere nel mondo parlando di Chaplin può non essere condivisibile!
Scegliere anche che l’attore imiti la gestualità che il maestro Chaplin adoperava nell’interpretare il suo ingenuo e vagabondo Charlot, può essere un grande rischio, perché bisogna avere un talento superlativo per riuscire a reggere queste tecniche d’attore mimiche e gestuali, soprattutto nell’esibizione della “Non-sense song”, e se non si possiede si rischia solo di offuscare anche quello che di buono l’attore ha. Peccato!
Uno spettacolo promettente che non soddisfa le aspettative. Forse un tocco di leggerezza e semplicità in più sarebbe stata più gradita dal pubblico, e forse dallo stesso Charlie Chaplin.

Info
TO BE OR NOT TO BE CHAPLIN
Regia: Roberto Galano
Attore: Giuseppe Rascio
Autore: Daryoush Francesco Nikzad
Compagnia Teatro dei Limoni

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