ROMA FRINGE FESTIVAL-GIULIANO GUAZZETTI CHE PERSE LA GUERRA: l'assurdità di ogni guerra - Gufetto Magazine

ROMA FRINGE FESTIVAL

ROMA FRINGE FESTIVAL-GIULIANO GUAZZETTI CHE PERSE LA GUERRA: l'assurdità di ogni guerra

Con forza, delicatezza e maestria nel modulare i vari dialetti toscani, Rosario Campisi ha interpretato in questi giorni al Fringe Festival di Roma “GIULIANO GUAZZETTI CHE PERSE LA GUERRA”, monologo per lui riscritto da Alberto Severi, per la regia di Riccardo Bombi.

Ad un muto capitano che deve probabilmente giudicare il crimine da lui commesso, il Giuliano del titolo narra le vicende che lo hanno visto vivere una assurda, improbabile notte, accaduta ad interrompere la routine del fronte sull'altipiano di Asiago nel 1916.
Il racconto appare surreale, l'atmosfera a metà tra l'onirico ed il rocambolesco. Su di una lavagna posta nella parte anteriore destra del palco, il protagonista tenta di dare forma col gessetto ad immagini in lui non ancora sedimentate, non ancora nutrite di realtà, non ancora soprattutto dotate di un senso.
Campisi interpreta contemporaneamente Giuliano, Andrea, il commilitone con il quale ha trascorso la notte in questione, ed Aspasia, la donna che è stata motore della vicenda, vittima e forza attivante della stessa. Alterna voci e ruoli, mantenendo costante il tono vernacolare della narrazione e costruendo un dialogo intenso e serrato che mette in scena la drammaticità dei conflitti di ogni genere. Giuliano è studente pisano in fuga dai fantasmi della propria intimità, arruolatosi in guerra per sfuggire al dolore della perdita dell'amata Luisa, morta di parto. Il compagno gli fa da specchio, essendo questi il suo esatto opposto, e mette in evidenza nel parlare la sua personalità. Aspasia è il fantasma giunto a risvegliare ricordi e ad esaltare l'assurdità della condizione di guerra, cassa di risonanza per ogni battaglia interpersonale.

La crudeltà della situazione rappresentata viene esaltata dall'ironia e dall'apparente distacco di certe battute, che caratterizzato il parlare di entrambi i personaggi maschili. Le scelte di regia muovono verso la schiettezza e la semplificazione, la scenografia, ad eccezione dell'elemento vivificante della lavagna, è scarna, con solo qualche cassettone sul lato sinistro del palco ad arredare l'ambiente della soffitta del casolare abbandonato nel quale la storia si colloca.
Tutto è affidato alle doti interpretative di Campisi, che, catturando l'attenzione dello spettatore per l'intero tempo della recita, restituisce con forza l'immagine insensata della guerra, collocandola nella più generale assurdità dei meccanismi di possesso e violenza che la caratterizzano, ma che sono propri, contemporaneamente, di alcune dinamiche purtroppo tipiche del genere umano.

Info:
GIULIANO GUAZZETTI CHE PERSE LA GUERRA
Di Alberto Severi
on: Rosario Campisi
Regia: Riccardo Rombi
Voce: Elena Balestri
Assistenti: Ulpia Popa, Virginia Billi Compagnia Catalys

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