ROMA FRINGE FESTIVAL-BESTIARIO, satira animalesca sull'umanità - Gufetto Magazine

ROMA FRINGE FESTIVAL

ROMA FRINGE FESTIVAL-BESTIARIO, satira animalesca sull'umanità

Un'altra serata ricca di spettacoli interessanti quella di venerdì 26 giugno al Roma Fringe Festival, all'ombra di Castel Sant'Angelo. Sul palco B alle ore 22 va in scena Simone Fraschetti che interpreta un soliloquio dal carattere satirico intitolato BESTIARIO, in riferimento al nome di quei libri medievali che raccoglievano descrizioni di animali con intenti didattici e morali.

L'opera si apre con un video di un volto di donna giapponese proiettato su un grande schermo che domina lo sfondo del palco e il personaggio entra dal lato sinistro al termine della musica che fa da sottofondo alle immagini. L'attore, con grande maestria, inscena tre Maschere, ognuna delle quali racconta se stessa e la propria visione del mondo: la prima è la Maschera del Lupo, famelico di pecore e agnellini, metafore degli esseri umani, rappresentato mediante la maschera dello Zanni, che per tradizione spesso è un personaggio grezzo, legato alla terra (e Fraschetti gli dà un comico accento tipico delle regioni rurali del centro Italia, forse marchigiano). Vestito di bianco, con una giacca decorata con vello di pecora, lasciata aperta sul ventre scoperto dell'attore, il Lupo incarna il potere economico e il suo discorso ha il suo apice in una divertente sequenza di battute che hanno come tema il denaro e il lavoro ( "Che ce fai con li soldi?"), senza tralasciare un pensiero anche allo status sociale che la ricchezza economica impone ("lupo o pecora, nella vita dipende tutto da quello che sei").

La seconda Maschera è l'Aquila. Tra un personaggio e l'altro c'è un intermezzo video-musicale, come quello di apertura, che è sicuramente un espediente per permettere all'attore di cambiarsi tra una scena e l'altra, ma ha anche un forte impatto sul pubblico che rimane incantato, incuriosito e a volte turbato dalla sapiente combinazione di immagini e musica, quasi vere e proprie istallazioni di videoarte. Esperimento molto ben riuscito.
Nel secondo intermezzo è eseguito il mantra di Avalokiteshvara, Om Mani Padme Hum, che evoca il volo del rapace. L'Aquila è vestita di giallo oro, indossa sul capo una tiara e il volto è coperto da una maschera androgina; il personaggio usa un eloquio stavolta forbito nominando essenze, erbe, infusi e unguenti naturali utili alla cura ossessiva del corpo: essa rappresenta la vanità, "tra i mali il più lieve", come dice il testo. L'uso di una ciotola tibetana è l'elemento, forse non soltanto estetico, che unisce il filo conduttore di tutta la fase scenica, ovvero l'Oriente. Nonostante rappresenti un potere religioso manipolatore e la lussuria, questa Maschera appare simpatica agli occhi dello spettatore, molto comica, al punto da creare forti risate tra il pubblico.

Il terzo intermezzo è quello più riuscito: dapprima una musica angosciante accompagnata da urla gutturali e lamenti con immagini di fiori in movimento, subito dopo i suoni si addolciscono, ma le immagini si trasformano in fragole e limoni che marciscono e ammuffiscono quasi in flash forward. Fa la sua comparsa la terza e ultima Maschera, il Drago, rappresentante del potere politico e militare, vestito con un kimono nero e truccato di bianco e rosso a mo' di maschera giapponese; esso si siede a destra del palco davanti a una piccola videocamera fissata sul pavimento e l'immagine del suo volto appare ingrandita in diretta sul monitor. L'attore interpreta con la voce due personaggi: un discepolo inquirente dal carattere ingenuo e il suo maestro orientale (con accento tipico) che risponde ai suoi quesiti: " se vuoi tenere soggiogato il tuo popolo, tienilo nell'ignoranza"; "il senso della vita è la guerra", perché la vita nasce, secondo il maestro, dalla guerra tra spermatozoi alla conquista dell'ovulo da fecondare. Il finale ha toni quasi apocalittici, con il protagonista che si accascia a terra, dopo aver preso un ventaglio rosso, averne sfilata la parte di carta con la quale il Drago si è pulito il volto dal trucco ed averla ingoiata.
La satira è pungente, a tratti molto divertente; gli espedienti scenici completano lo spettacolo, non essendo meramente accessori e lo spettatore rimane affascinato dall'impeccabile interpretazione dell'attore e dal testo forte e profondo, che lascia un senso di pessimismo verso il futuro dell'umanità.

BESTIARIO
Testo: Luna T. Sveva Testori
Regia: Klaus Kurtz
Attore: Simone Fraschetti
Costumi: Lisa Rosamilia
Foto di scena: Pamela Adinolfi
Compagnia Pescatori di Poesia Teatro
Ass. Cult. Pescatori di Poesia

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