Una pura formalità@Teatro Carcano Milano - Gufetto Magazine

Recensioni Teatro

Una pura formalità@Teatro Carcano Milano

In una melanconica, cadente e strampalata stanza di una sperduta postazione di polizia resa più angosciante da una pioggia scrosciante alternata a lugubri tuoni giunge trascinato a forza un uomo in preda a uno stato tra l’ansioso e il confusionale, condizione acuita dal trattamento di alcuni membri dello strano commissariato e dalla presenza di particolari irrazionali e inquietanti: questo l’incipit del libero riadattamento teatrale di Una pura formalità (il famoso film scritto e diretto nel 1994 da Giuseppe Tornatore con interpreti Gerard Depardieu, Roman Polansky e Sergio Rubini) a opera di Glauco Mauri, così giovanile da parere che gli anni per lui vadano a ritroso, anche regista e attore nella parte di un maturo funzionario di polizia con un comprimario di pari tempra quale Roberto Sturno (i due dal 1981 lavorano insieme nella Compagnia Glauco Mauri, dal 2005 Mauri-Sturno) nei panni di Onoff, il malcapitato ospite.

Un ambiente surreale dove a causa delle condizioni atmosferiche la luce elettrica che ‘va via’ con frequenza si alterna alle fioche luci che la sostituiscono mentre Onoff - ambiguo nomen omen che unendo ‘acceso e spento’ diviene simbolo del binomio luce-buio che si avvicenda nell’ambiente e nella sua mente - annaspa nei ricordi cercando di ricomporre le tessere di una giornata, che si dilata fino all’intera esistenza, strappata faticosamente al buio di una memoria che pare avere cancellato quanto di più spiacevole e sgradito gli è occorso. Non è forse una valvola di salvezza per l’umanità cancellare e dimenticare per non essere sempre gravati da tutto il fardello doloroso del male avvenuto? Non a caso si sentenzia che il tempo è il miglior medico degli affanni perché sa dosare con oculatezza il farmaco dell’oblio.

 

Strumento di questa ricomposizione del mosaico mentale il commissario tenace ancorché comprensivo che, venuto a sapere che si trova di fronte a uno dei autori più amati e letti per superare la noia che si respira in un posto così isolato, tra rispetto e domande insistenti indaga per una pura formalità su quanto Onoff ha fatto tanto più che è stato commesso un omicidio: il clima si fa sempre più teso e tra sfumature poetiche aleggiano disperazione e pathos  fino al disvelarsi di una veritàinverosimile, tremenda e terribile cui corrisponde l’allentarsi dei fenomeni atmosferici.

 

Adatte all’atmosfera cupa le scene mobili di Giuliano Spinelli in sintonia con le sfumature caratteriali dei personaggi tutti ben interpretati e validamente diretti dall’ammirevole Glauco Mauri capace di fare palesare sul palco un caleidoscopico ventaglio di sentimenti.

 

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