Ti ho sposato per allegria@Teatro San Babila Milano - Gufetto Magazine

Gufetto.it - Recensioni Teatro Milano

Ti ho sposato per allegria@Teatro San Babila Milano

Nata nel 1964 dalla vivace penna di Natalia Ginzburg (di nascita Levi, Palermo 1916 – Roma 1991), intelligente e raffinata scrittrice capace di analizzare con fine ironia e senso dell’umorismo vizi e virtù della società borghese in cui vive, ‘Ti ho sposato per allegria’ è una divertente e sagace commedia - cucita ad hoc per l’eccellente Adriana Asti - che mette in luce come il divario sociale se da una parte può costituire uno stimolo per tentare di amalgamare soggetti opposti, dall’altra crei ulteriori problematiche nel rapporto di coppia che dovrà faticare maggiormente per armonizzarsi, ma non è detto che non possa riuscirci a volte con risultati migliori rispetto a due ‘signorini in punta di forchetta’ della ‘buona’ borghesia. La Ginzburg nella caotica transizione tra vecchi e nuovi ideali esalta l’allegria come valore fondamentale dell’esistenza e questa dovrebbe essere la lezione da ricordare.

La pièce, lungi dall’essere superata e obsoleta, conserva la freschezza di una storia intramontabile perché comunque e in ogni luogo e tempo esisteranno sempre diversità… tali per cui alcuni ostenteranno un senso di superiorità per censo, per posizione lavorativa, per ‘importanza’ della famiglia e per altre dabbenaggini del genere che non solo sminuiscono il valore personale, ma contraddicono in pieno l’antico motto nulli parvus est census cui magnus est animus secondo cui è l’animo della persona quello che conta e non il censo.

La confessione di Giuliana, neomogliettina sposata in modo un po’ frettoloso (come i coniugi si rimproverano vicendevolmente di avere fatto) - nell’adattamento in due atti occupa una buona parte del primo - dovrebbe essere il punto forte della commedia evidenziando tra le righe l’ironico paradosso di un racconto leggero, naturale e spontaneo su argomenti di grande spessore, quindi solo in apparenza superficiale e frutto di un’ingenua immaturità che dà alla protagonista un’aria un po’ svagata.  La donna è alla ricerca di un’identità e di un ruolo nella società e il suo raccontare è quasi una seduta psicanalitica in cui il medico è la collaboratrice domestica, ben impersonata da Giulia Weber, peraltro di buon senso e saggezza anche se alquanto sbadata.

Il ruolo della sposina è tutt’altro che facile da interpretare, anzi è difficile e impegnativo in quanto si può correre il rischio di scivolare dal crinale della giusta misura, trasformando Giuliana in una svagata ‘gattina’ che tedia la colf e il pubblico con i suoi racconti che, se privi della dovuta sottile ironia, divengono da soap opera.

Chiara Francini, pur di aspetto più che piacevole, non offre una prova omogenea alternando momenti esilaranti ad altri in cui vien meno lo spirito di critica sociale dato dalla Ginzburg, né forse la regia ha spinto affinché venisse evidenziato.

 

Più convincente Emanuele Salce nella parte di Pietro, marito appartenente alla buona borghesia, inserito nel lavoro e come tale libero di vivere la propria vita - tra l’altro non si sa se per prudenza o perché anticlericale o come atto di libertà contestataria sceglie di sposarsi in Comune e non in Chiesa - malgrado l’oppressione della tradizionalissima e svaporata madre, modello della società borghese del tempo: convincente Anita Bartolucci nel suo ondeggiare tra il rispetto per il ‘vangelo borghese’ dell’epoca e un’inconscia attrazione nei confronti della nuora.

 

Singolare il fatto che Emanuele Salce (Londra 1966) - figlio del più noto Luciano, regista che nel 1965 ha diretto la nostra commedia in teatro appunto con la straordinaria Adriana Asti e con il bravo Renzo Montagnani e che nel 1967 l’ha anche trasposta nel cinema con la coppia Monica Vitti e Giorgio Albertazzi - si ritrovi proprio in questa pièce diretta dal padre quando lui era piccolo, proprio lui che non si è dedicato al teatro ab initio, dissuaso in ciò, come ha confessato a chi scrive, dal padre Luciano e da Gassmann, suo padre adottivo che ne hanno sempre messo in luce la decadenza, ma vi è arrivato dopo avere sperimentato altre strade e vi si sta dedicando con una passione, un’energia e una professionalità ‘covate’ per anni.

 

seguici su Facebook
seguici su Linkedin
seguici su Google +
seguici su Pinterest
seguici su Twitter