Spring Awakening@Teatro Menotti Milano - Gufetto Magazine

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Spring Awakening@Teatro Menotti Milano

Fatica di crescere e di fare crescere, cioè quel difficile e delicato compito dell’educare (derivato dal latino educĕre, tirare fuori, allevare) durante quel complesso periodo di passaggio dall’infanzia all’età adulta in particolare nella società del passato chiusa, reazionaria e bigotta: questo il senso profondo messo in luce da Spring Awakening - Risveglio di primavera, l’affascinante musical che S. Sater e D. Sheik hanno tratto dall’omonimo dramma, splendido frutto del 1891 dell’intelligente e acuta penna di Frank Wedekind (Hannover 1864 – Monaco di Baviera 1918), scrittore, drammaturgo e attore teatrale le cui opere stigmatizzano l’apparente moralità di una società borghese pronta a sacrificare tutto per salvare la forma.

Un destino di ostracismo per l’autore e l’opera che considerata sovversiva, indecente e immorale verrà messa in scena solo anni dopo e che come musical debutta nel 2006 nell’off-Broadway salvo poi entrare l’anno successivo nel circuito ufficiale rimanendo in scena per lungo tempo e meritando otto Tony Awards e un Grammy per la musica.

Nella versione italiana, il musical - in assoluto uno dei più intelligenti, pregnanti e coinvolgenti nel mare magnum di insulse commedie musicali sfornate con l’unico intento di fare cassetta cavalcando l’ondata culturale involutiva di questo momento storico - è ambientato invece che nella Germania di fine ‘800, così come è nato, nel ventennio fascista certo più conosciuto in Italia, con ciò dando più efficacia al senso di oppressione dominante nella società del passato e soprattutto all’epoca.

 

L’ambiente è costituito da una severa scuola in cui gli studenti rigorosamente divisi tra maschi e femmine (non è poi così lontano il tempo in cui persino nei nostri licei durante gli intervalli i maschi erano rigorosamente separati dalle femmine in corridoi diversi con bidelli/e energumeni posti a mo’ di cerberi) raccontano le loro problematiche evidenziando posizioni polemiche verso gli adulti - famiglie comprese tutti accomunati dal timore del giudizio altrui - il tipo di cultura impartito e i disagi che ne conseguono.

Emblematica la domanda iniziale sul concepimento posta alla madre da Wendla (bravissima Arianna Battilana) che si affaccia alla pubertà e impegnativi per chi si è dimenticato o vuole dimenticare di averli vissuti in un modo o nell’altro argomenti come stupri, scoperta della sessualità, masturbazione, aborto, omosessualità… insieme alle dolci emozioni di amicizia, amore… e alle gioiose scoperte dell’adolescenza, età da comprendere e aiutare a sbocciare diversamente da quanto evidenzia lo spettacolo in cui le conseguenze di atteggiamenti retrivi si rivelano dolorosamente nefaste.

 

Scena volutamente cupa ed essenziale - con una lavagna più installazione artistica che ausilio alla traduzione delle canzoni in inglese anche perché le parole non sono sempre così visibili con il loro scorrere rapido come gli anni dell’adolescenza - in cui si muovono undici giovani attori veramente professionali e convincenti per l’abilità con cui passano dalla prosa al canto grazie all’ottima guida del regista Emanuele Gamba e all’accompagnamento di una valida band dal vivo diretta da Stefano Brondi.

 

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