Portami in un posto carino@Teatro Libero Milano - Gufetto Magazine

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Portami in un posto carino@Teatro Libero Milano

 

Una penna delicata e puntuale quella di Tobia Rossi e una regia vivace ed equilibrata quella di Manuel Renga nell’affrontare in Portami in un posto carino - in prima nazionale fino al 19 aprile - tematiche complesse dell’oggi narrando quattro esistenze fatte incontrare e incrociare dal caso e sviscerandone le problematiche fin nelle pieghe più profonde con le sofferenze e le fatiche del vivere di ciascuno.

 

L’abitare in una piccola città del nord avvolta dalla nebbia e stretta dalla morsa dal gelo pare quasi non offrire distrazioni o alternative a questo necessitato guardarsi dentro nel faticoso iter che porta Carlo, Christian e Giada, tre giovani alla ricerca di una propria identità, a diventare adulti e Annina, parrucchiera ed estetista non più giovanissima, a cercare una valida àncora esistenziale.

Si tratta di un angolo emblematico di tutto mondo in cui ogni luogo finisce con il confondersi con un altro grazie alla globalizzazione dilagante.

 

E allora per conoscere nuovi compagni nella speranza di trovarne uno vero e fidato Carlo, gay consapevole e fondamentalmente sereno con una punta di ottimismo, si affida a chat che paiono garantire quella riservatezza e segretezza più che mai ambite da Christian che vive, invece, una situazione di grande incertezza tra una condizione etero (con Giada, storica fidanzata tra l’altro più che gratificante per posizione sociale e appetita tra i giovani) e pulsioni omo.

Christian sfida condizionamenti e angosce chissà se per capriccio di provare qualcosa di diverso o per imprescindibile attrazione latente e inespressa negli anni facendosi anche coinvolgere in altre storie ben più gravi.

 

Una pièce che avvince per i forti contenuti di umanità e di dolore anche della giovane Giada che vede crollare il suo castello di sogni, il tutto colorato da una pennellata di noir legato all’intolleranza e all’incapacità di capire e rispettare insita nell’uomo.

Solitudini giovanili - che si intrecciano con quella di Annina la quale per l’età ha collezionato numerose delusioni, ma non ha perso l’innocente e quasi infantile pervicacia nella speranza - interpretate in modo convincente dai quattro bravi attori che riescono a dare pregnanza a un testo (arrivato in finale al Premio Hystrio Scritture di Scena 2012) di grande dignità e a coinvolgere gli spettatori.

 

Uno spettacolo capace di comunicare umanità e non di stupire o provocare e che merita di essere conosciuto e applaudito da un folto pubblico.

 

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