La ronde de nuit@Piccolo Teatro Strehler Milano - Gufetto Magazine

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La ronde de nuit@Piccolo Teatro Strehler Milano

La ronde de nuit - in scena la Piccolo Teatro Streheler fino al 24 maggio 2014 - è un sogno assolutamente reale che racconta con elegante levità la storia di Nader, rifugiato afgano che in una Parigi toccata dalla crisi economica come il resto del mondo, è finalmente riuscito a trovare lavoro come guardiano notturno di un teatro di periferia un po’ scalcagnato, ma ricco di spontanea e verace umanità. La direttrice preoccupata di conservare intatto il teatro con la sua memoria storica (gli archivi del mondo) raccomanda un giro di ronda ogni due ore: persona spiccia nei modi rivela senso dell’umorismo e nello stesso tempo generosità nel donare pile a una donna che vive in una casa senza elettricità e nel permettere a una giovane artista (straniera) di cabaret di alloggiarvi pro tempore e a un barbone di utilizzare la doccia a patto che sia sobrio.

 

Un mondo variegato che durante una notte particolarmente gelida si arricchisce di altri personaggi, fantasmi dalla vita faticosa e dolente in cerca di spiragli di luce dopo tanto errare fin dal lontano Afghanistan… ciascuno con il suo bagaglio di sofferenze, traumi, incubi, nostalgie, pregiudizi e speranze. Una situazione difficile e rischiosa per tutti, anche per il nostro protagonista, animo semplice e preciso nel tenere fede all’impegno verbale preso con la direttrice, combattuto tra dovere e senso di accoglienza nei confronti di conterranei in difficoltà e tra due mondi: quello d’origine - con cui grazie al web parla con gli anziani genitori (figli dell’area culturale in cui vivono) e con la moglie che spera, benché timorosa delle tentazioni dello ‘strano’ Occidente, di raggiungerlo in Francia - e questo mondo parigino di cui ama le positività.

 

Pennellate di umanità vivissima che ricordano come la Francia prima di noi abbia accolto il non europeo di religione musulmana: come dimenticare In memoria, splendida poesia con cui Giuseppe Ungaretti, piangendo la scomparsa dell’amico d’infanzia Moammed (conosciuto durante la sua permanenza in Egitto), descrive la dicotomia interiore che si crea nell’animo dell’amico che non riesce a inserirsi nella capitale francese, oggi non così indifferente grazie anche ad Ariane Mnouchkine.

Nata nel 1939 a Boulogne Billancourt (Parigi) con il teatro nel dna familiare e psicanalista mancata, questa straordinaria donna, dopo studi in patria e viaggi in Oriente e in America Latina, fonda il 29 maggio 1964 il “Théâtre du Soleil”, cooperativa (tutti ricevono lo stesso salario e sono legati da profondo amore per il teatro) di attori e tecnici non professionisti, all’inizio senza dimora e itinerante fino a quando nel 1970 si installa nello spazio polivalente della Cartoucherie (fabbrica abbandonata nella periferia parigina e sita nel bosco di Vincennes).

 

Lo spettacolo - creato dal gruppo afgano “Théâtre Aftaab (‘sole’ in lingua dari) en voyage” nato da un laboratorio tenuto a Kabuldalla Mnouchkine e dopo alcuni spettacoli in patria costretto ad abbandonare l’Afghanistan e a scegliere una patria adottiva - festeggia i 50 anni (1964-2014) del Théâtre du Soleil (legato fin dalla fine degli anni ’60 al Piccolo che ha fatto conoscere in Italia i suoi lavori) e ambientato nel quartiere parigino di Vincennes adombra la realtà dell’Istituzione e la sua filosofia dell’accoglienza e della solidarietà.

Una pièce - recitata in francese e in dari e sovratitolata in italiano attraverso due schermi visibili e non invasivi - da apprezzare e ammirare insieme alle numerose iniziative di approfondimento messe in atto per l’occasione (v. www.piccoloteatro.org).

 

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