La finestra sui cortili@TeatroNazionale Milano - Gufetto Magazine

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La finestra sui cortili@TeatroNazionale Milano

Un brindisi inarrestabile con infinite bollicine di simpatica, allegra, spumeggiante e contagiosa allegria: ecco l’atmosfera che si respira al Teatro Nazionale di Milano assistendo a ‘La finestra sui cortili’, il nuovo spettacolo de I Legnanesi in scena fino al 22 febbraio 2015.

Come ogni anno il freddo inverno è riscaldato dalla calda umanità e dalla sempre più perfezionata bravura di questa straordinaria Compagnia (fantastico esempio di sopravvivenza di un teatro dialettale abbastanza comprensibile anche per i non lombardi) che, rinnovando i fasti di un glorioso passato dovuto all’abile e sagace inventiva di Felice Musazzi - cui si deve la fondazione nel 1949 del gruppo en travesti complice il perspicace consiglio di un oscuro quanto santamente eccentrico parroco di Legnarello (contrada di Legnano) per aggirare l’assurdo divieto ecclesiale di fare recitare le donne in un oratorio maschile - riporta gli spettatori nella straordinaria atmosfera dei cortili delle case di ringhiera.

 

Luoghi di aggregazione per eccellenza dell’urbanistica lombarda, i cortili dal punto di vista sociale ricordano piazze, piazzette, campi e campielli (di goldoniana memoria) in cui si è da sempre svolta la vita di un ristretto gruppo di persone: le finestre vicinissime delle rispettive abitazioni costituiscono un continuum quasi inestricabile di vite e di storie che si uniscono, si intersecano, si aggrovigliano, si rispettano e si scontrano determinando quell’aura di umorismo indotto da chiacchiere, litigi, paci, pettegolezzi… insomma dallo scorrere della vita quotidiana di una vivace, grande e composita famiglia.

 

Famiglia dominante della piccola comunità del nostro cortile è quella dei Colombo grazie alla carismatica, grintosa e ironica Teresa (un eccezionale Antonio Provasio anche regista e coautore dei testi), capofamiglia in gonnella dotata di una capacità di esprimere gli stati d’animo attraverso l’espressività di un viso che a volte non necessita della parola, al legittimo consorte Giovanni (un ottimo e compassato Luigi Campisi) di poche parole e qualche gotto in più e alla frizzante Mabilia, un elegante e composto Enrico Dalceri cui si devono i luminescenti e spumeggianti costumi della parte musicale e in parte le musiche e che dà un tocco di classe al corpo di ballo composto da bravissimi boys.

Gli splendidi intermezzi musicali dai colori sgargianti e dai costumi vistosi con paillette e lustrini come gli abiti per il can can ricordano la grande rivista italiana con la Wandissima, icona della nostra Mabilia.

 

Non solo risate di gusto per le dinamiche che si stabiliscono tra la nostra eroica famiglia e il gruppo delle donnine tutte bravissime - tra cui la Pinetta (interpretata da Alberto Destrieri), memoria storica del cortile ed eterna vittima dalla tempra parentale della Teresa e la Carmela (un Maurizio Albé di anno in anno sempre più convincente e disinvolto), deliziosa caricatura della teruna - in occasione del giallo iniziale, in linea con il titolo alla Hitchcock, che destabilizza le più comuni e necessarie abitudini quotidiane rivelando debolezze e peccatucci anche di una delle più ‘caste’ comari, ma anche patriottica esortazione ad amare la nostra bella e ricca Italia: come possiamo non farci persuadere dalla convincente Teresa/Italia?

 

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