L’è el dì di Mort. Alegher!@Teatro Menotti Milano - Gufetto Magazine

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L’è el dì di Mort. Alegher!@Teatro Menotti Milano

Nel 2015 ricorre il centenario (in Italia, mentre per le altre nazioni europee è il 2014) dell’inizio della Prima Guerra Mondiale, evento importante per il nostro Paese perché non solo concluse la costruzione dello Stato italiano nei suoi auspicati e attuali confini, ma anche e paradossalmente fu la prima occasione di massa in cui gli Italiani del Nord e del Sud impararono a conoscersi e a rapportarsi, pur con le profonde differenze sociali e culturali allora esistenti e la difficoltà di comprendersi parlando, spesso, solo dialetti reciprocamente incomprensibili.

Precedendo l’ondata di celebrazioni facilmente vuote e retoriche - che poco o nulla aggiungeranno alla conoscenza della realtà di quel conflitto e del modo in cui era percepito e subito da gran parte della popolazione - a Milano il Teatro Menotti mette in scena (dal 2 al 12 ottobre) L’è el dì di Mort. Alegher! il cui testo divertente, affascinante e intrigante è anche fonte di riflessioni sulla realtà della guerra e delle sue vittime.

Autoprodotto dal Menotti-TieffeTeatro L’è el dì di Mort. Alegher! si presenta con una formula molto originale e accattivante: in ogni rappresentazione gli spettatori previsti sono 40 e prendono tutti posto intorno a un grande tavolo (su cui sono sparsi oggetti della guerra, riproduzioni di copertine della Domenica del Corriere e di articoli relativi a quegli anni di guerra) insieme ai due protagonisti Marco Balbi e Alarico Salaroli e al fisarmonicista Alberto Faregna. Viene così a cadere totalmente il distacco tra attori e pubblico inevitabilmente insito nella contrapposizione platea/palcoscenico determinando un coinvolgimento totale degli spettatori che divengono coprotagonisti.

É forse più giusto, però, considerare L’è el dì di Mort. Alegher! un momento di riflessione collettiva sull’essenza della guerra, sul fatto se abbia ancora un senso (posto che in passato lo abbia avuto) o su quale sia il vero eroismo. Temi, purtroppo, tuttora attuali per i molti, troppi conflitti che insanguinano tante aree del nostro pianeta. Uno spettacolo e un testo lontani dalla retorica che da sempre caratterizza i discorsi di chi la guerra la vive al riparo del proprio ruolo e non risponde di decisioni con cui spesso manda a morire decine se non centinaia o migliaia di uomini. 

La Prima Guerra Mondiale è stata caratterizzata da carneficine inutili: bellissime le pagine tratte da “Un anno sull’Altipiano” di Emilio Lusso, libro che dovrebbe essere conosciuto dai giovani per capire l’idiozia di certi principi e decisioni belliche. I due bravissimi protagonisti recitano queste e altre pagine tratte da opere di Delio Tessa, Carlo Salsa e Corrado Alvaro e cantano canzoni di Enzo Iannacci, Boris Vian (di cui è proposta la bellissima e celebre “Il disertore”) e quelle di trincea con grande partecipazione e suscitando profonda commozione negli ascoltatori.

La ‘guerra di trincea’ è raccontata dagli autori citati con parole che per quanto incisive non rendono una realtà inimmaginabile se non si visitano e percorrono le trincee percependo ancora oggi la durezza e la follia di far vivere per settimane e mesi migliaia di esseri umani (da ambo le parti) in quegli angusti camminamenti da cui si usciva a rischio della vita.

Si spiega così il fenomeno della dissidenza, molto più frequente ed esteso di quanto si apprende dai testi scolastici: L’è el dì di Mort. Alegher! (è la poesia capolavoro di Delio Tessa, grande poeta dialettale milanese, tratta dal poema Caporetto 1917, viaggio immaginario in una Milano surreale che vive gli echi delle lontane battaglie) è il racconto della guerra dal punto di vista dei dissidenti, di tutti quelli che l’hanno subita e si sono trovati in una trincea senza capire il perché.

 

Uno spettacolo molto bello che dovrebbe essere visto e meditato, soprattutto dai giovani cui di questi eventi giungono echi limitati, parziali e spesso dominati dalla retorica.

I testi sono in parte in dialetto milanese, ma non si preoccupi chi non lo conosce o comprende: chiare didascalie proiettate sullo sfondo traducono perfettamente versi e parole.

Infine un piatto di ottimo minestrone e un bicchiere di vino (senz’altro migliori di quelli distribuiti ai soldati) fanno vivere ai quaranta spettatori un attimo di vita militare.

 

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