KINGS Il gioco del potere@Teatro Tertulliano Milano - Gufetto Magazine

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KINGS Il gioco del potere@Teatro Tertulliano Milano

Tratto dalla rielaborazione drammatica scritta - non così facile per un pubblico che non sia profondo conoscitore della storia inglese o del teatro shakespeariano - da Michelangelo Zeno che ha condensato l’Enrieide, come è stata denominata la tetralogia di Shakespeare (Stratford-upon-Avon 1564 - 1616) con Riccardo II, Enrico IV parte 1, Enrico IV parte 2 e Enrico V, lo spettacolo è affidato all’appassionata regia di Alberto Oliva, giovane regista cui piacciono le sfide.

In un ambiente foncé, perfettamente confacente all’argomento, con una scenografia postmoderna rappresentata da un’impalcatura (realizzata a forma di ferro di cavallo con tubi metallici e a due piani, riproponendo in chiave attuale la struttura del palcoscenico shakespeariano) che un abile gioco di luci riesce in alcuni momenti a rendere persino magica, si dipana l’eterna tragica vicenda della brama di potere attraverso un ambizioso progetto che lega in un’unica pièce tre sovrani emblematici dell’universo del drammaturgo, protagonisti dell’incessante e affannosa corsa alla corona inglese sul volgere del Medioevo.

 

Racconto di un ieri e metafora di un oggi - come evidenziato dai vestiti che da abiti dell’epoca si trasformano in contemporanei con giacca e cravatta per Enrico V, odierno politico affabulatore - attraversato in ogni dove dalle stesse ambizioni, corruzioni, inganni, tradimenti, perfidie, delitti fisici e intellettuali… e dal vacillare della democrazia a vantaggio di demagoghi egocentrici e vanesi…

 

Si susseguono in scena Riccardo II (interpretato da Enrico Ballardini), per il quale la monarchia è emanazione divina e quindi lontana dai sudditi, Enrico IV (impersonato da Giuseppe Scordio) primo re per volontà popolare e incapace di gestire il potere ed Enrico V - lodevole il duttile Angelo Donato Colombo - impudente e immaturo, ma capace di crescere al momento necessario e di ‘giocare’ con il potere per conquistare il popolo sottomesso e facile a essere irretito.

Indovinata la figura del Falstaff impersonato dal vivace Piero Lenardon, unica nota allegra e autentico rappresentante della parte genuina dei sudditi in un universo umano in cui tutto è sacrificato all’ambizione di cingere una corona portatrice di lutti e disgrazie agli altri e a chi la cinge…

 

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