E io dico no@Piccolo Teatro Studio Melato Milano - Gufetto Magazine

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E io dico no@Piccolo Teatro Studio Melato Milano

E io dico no Ogni notte ha un’alba è il titolo completo e bellissimo della pièce messa in scena fino al 21 dicembre 2014 dal Piccolo di Milano (teatro studio Melato)e frutto di una collaborazione importante tra due delle principali espressioni della cultura milanese: il Piccolo Teatro e l’Università degli Studi. Il testo è, infatti, originato dalle accurate ricerche e dai conseguenti elaborati di un gruppo di studenti del Corso di Sociologia della Criminalità tenuto alla Statale da Nando dalla Chiesa e s’inquadra nell’encomiabile iniziativa Osservatorio sul presente: legalità voluto dal Piccolo Teatro per riflettere sul valore fondamentale in ogni società democratica della ‘Legalità’.

Il progetto - articolato in otto conferenze e sei spettacoli (diversi per tematiche, ma tutti frutto di una grande passione civile, tra i quali l’emozionante Dopo il silenzio tratto da Liberi tutti scritto dall’attuale Presidente del Senato Petro Grasso) - interpreta la funzione più alta del Teatro: creare o risvegliare attraverso l’emozione della ‘Parola’ la responsabilità degli spettatori e far loro capire come vi siano Valori che non si possono delegare e necessitano dell’impegno piccolo, ma quotidiano, di ciascuno.

Le due pièce citate contengono nel titolo un messaggio di ottimismo: al buio della notte della criminalità occorre reagire non con il silenzio, ma ‘dicendo no’ a ogni acquiescenza e collaborazione (anche solo passiva).

È un percorso faticoso (a volte per i diretti interessati non scevro di pericoli) basato su due elementi fondamentali: cultura e conoscenza.

Non è sufficiente l’emozione di massa in occasione di qualche evento particolare se si dimentica tutto dopo un paio di giorni: occorrono un’attenzione e una denuncia continua. Non si nuoce all’immagine del Paese denunciando la ‘mafia’ (bella la citazione dai Promessi Sposi in merito alla parola ‘peste’ messa in parallelo con il termine ‘mafia’) ovunque si manifesti: occultare e far finta di niente, anzi negarne l’esistenza - come spesso suggerito da molti in nome di una presunta ‘immagine’ da difendere - fa solo il gioco di chi vuol corrompere o ambisce a essere corrotto. In definitiva si consegnano il Paese e la sua economia alle diverse mafie che potranno dichiarare con sprezzo e motivate ragioni non potrete mai eliminarci finché non eliminerete la mafia che è in voi.

 

Occorre riconoscere a Nando dalla Chiesa e a Marco Rampoldi (anche regista) - che con la collaborazione di Paola Ornati hanno curato la drammaturgia di E io dico no Ogni notte ha un’alba - di aver centrato l’obiettivo molto difficile di creare uno spettacolo avvincente (ottimamente recitato da tutto il cast) su un tema apparentemente conosciuto e di aver fornito informazioni su fatti spesso ignoti perché ignorati da molti media.

 

Folgorante l’inizio tratto da I Beati Paoli di Luigi Natoli il quale nel 1909 così descriveva i membri di questa setta di vendicatori-giustizieri: “Sono dappertutto, invisibili, introvabili e sempre presenti. Quando meno si pensa li abbiamo ai fianchi, alle spalle, in chiesa, per la strada…”, parole oggi riferibili alle varie ‘organizzazioni di stampo mafioso’ che a quell’antica setta possono essere idealmente collegate.

A quest’inizio storico-culturale segue il racconto circostanziato e terribile dell’espansione del fenomeno mafioso grazie anche ad alcuni improvvidi provvedimenti di ordine pubblico assunti dai governi degli anni sessanta.

 

Una citazione dell’Odissea introduce il racconto della Milano negli anni settanta con il radicamento di ‘cosa nostra’ (approfittando dell’attenzione delle forze dell’ordine, della magistratura e dell’opinione pubblica concentrata sul terrorismo), della stagione dei sequestri, dell’arrivo a Buccinasco della ‘ndrangheta e poi, con un crescendo di tensione narrativa, della rete di complicità e favoreggiamenti economici e politici che danno vita a forme sofisticate e finanziarie di potere delinquenziale: il movimento terra, il business dei rifiuti, la sanità, gli appalti…(si pensi all’Expo a Milano e alla recente allucinante situazione emersa a Roma).

Dopo lo splendido monologo/metafora sull’oscurità amica di chi delinque - cui si oppone la luce che non sarà passeggera se ognuno, nei limiti della propria realtà, ha il coraggio di ‘dire no’ a malavitosi e corruzione - un’amara riflessione deve far riflettere tutti, i politici in primis: “Nessun mafioso viene messo ai margini o punito perché interpreta troppo bene lo spirito della mafia. Nello Stato succede.

 

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