Cirino e Marilda non si può fare@Piccolo Teatro Milano - Gufetto Magazine

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Cirino e Marilda non si può fare@Piccolo Teatro Milano

Il Teatro Grassi - i cui muri silenti possono raccontare fiumi di successi quale sede storica del Piccolo Teatro di Milano - meravigliosamente pregno di entusiasmo, emozioni e ammirazione ha tributato lunghi e calorosi applausi dopo la prima teatrale di ‘Cirino e Marilda non si può fare’ ad Anna Marchesini, splendida autrice e interprete della deliziosa lettura scenica.

Accompagnata dal Trio ‘Aire de Mar’, una band jazz dai ritmi garbati, l’artista spigliata e sagace, pur rivelando palesi segni della malattia, si è mostrata psichicamente vittoriosa e capace di regalare una grande lezione di vita, recitazione e creatività condite da sottile e spassosa ironia.

Lo spettacolo - tratto dal suo libro Moscerine - la scrittura è felicità - si dipana con elegante delicatezza espressiva raccontando la storia apparentemente scontata di Cirino - professore di media età che in verità si rivela meno mite di quanto non appaia e che vive isolato in un suo mondo di sogni - tanto diverso da quell’Olimpia mastodontica e rozzamente spontanea conduttrice della pensione in cui egli vive (in una località portuale non identificata) da più di un anno e madre di Marilda, molto difficile da accasare e non solo per via dell’età. Le due donne sono pennellate dalla comicità tipica della Marchesini che interpreta i vari personaggi modificando di volta in volta la voce.

Punto di separazione e congiunzione tra Cirino e Olimpia è la porta della stanza n. 12, simbolo del diaframma che li divide.

Una grande serata in cui la voce della Marchesini resa ferma da una determinata volontà e la vivacità straordinaria degli occhi parlanti hanno sostituito la ben nota dinamicità propria dell’attrice limitata dal male che nello spettacolo è stato vinto e schiacciato così tutti vorremmo accadesse nella vita.

Sul palcoscenico privo di elementi scenografici, una donna la cui intelligenza e il cui talento genuino ben utilizzati divengono elementi di vitalità e forza propulsiva di un’energia di cui il pubblico percepisce l’entusiasmo restituendo con una calda e prolungata ovazione la carica vitale ricevuta.

Grazie, cara Anna per il tuo coraggio!

 

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