Buona Novella - Gufetto Magazine

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Buona Novella

Con ‘Buona Novella’continua una stagione del Teatro Menotti Tieffe cha sta offrendo al pubblico pièce di notevole valore come questa ispirata dalla bellissima compilation (La Buona Novella) di Fabrizio De André. 

 

Editi nel 1969, i dieci brani del grande e rimpianto cantautore genovese (sarebbe meglio definirlo poeta per il valore letterario dei suoi testi) furono il contributo dell’arte italiana all’atmosfera di ricerca religiosa di molti giovani che rifiutavano la pochezza di una civiltà basata sul consumismo e sulla mancanza di valori.

Negli stessi anni per esempio negli Stati Uniti era prodotto l’ormai mitico Jesus Christ Superstar (1970) che pur con profonde diversità ha in comune con l’opera di Fabrizio il tentativo di portare in primo piano soprattutto figure e storie tralasciate dalle Sacre Scritture, ma profondamente umane e attuali come il problematico Giuda dell’opera di Lioyd Webber (musica) e Rice (testi) e gli spaesati Maria e Giuseppe cui De André dedica splendidi versi.

 

Emilio Russo (autore dei testi e coregista con Caterina Spadaro) s’ispira a De André per questa sua contaminazione tra musica e teatro: i 14 attori, tutti molto bravi, di Buona Novella sanno recitare, cantare e ballare con un livello qualitativo raro nel musical italiano.

Russo pone in primo piano soprattutto le reazioni degli umili e degli emarginati agli eventi, e allo stesso Gesù, attraverso le parole e i sentimenti di figure marginali nei quattro Vangeli canonici o che appaiono solo in quelli apocrifi o gnostici: bellissimo e profondamente umano e commovente il brano della madre disperata per l’imminente morte della figlia e che lotta - benché abbastanza scettica per il suo essere cananea e, quindi, di diversa cultura e fede - per farsi ascoltare da Gesù che comunque rappresenta la sua ultima speranza.

In questa ricerca di storie particolari Russo finisce con l’allontanarsi dalla raccolta di De André, di cui peraltro ha inserito 5/6 bellissimi brani in una colonna musicale che comprende blues e gospel, oltre a una canzone sacra, raggiungendo livelli di coinvolgimento ed emozioni di rara potenza ed efficacia, colonna che interpreta l’universalità temporale e geografica della condizione di ‘ultimi’.

La storia è ambientata in una comunità in fuga (probabilmente da una delle tante guerre che insanguinano il mondo anche ai nostri giorni) che vaga in un deserto, metafora anche del deserto interiore dei molti che hanno perso anche la speranza.

E dove potrebbe operare, oggi, Gesù - Lui che si è immolato per il riscatto degli ultimi e dei diseredati - se non in una comunità di profughi (per guerra o per miseria) errante tra un Paese e l’altro e ovunque rifiutata o vista con sospetto?

 

Gesù è al centro della scena, ma non è il ‘protagonista’: ‘protagonisti’ sono i vari personaggi che emergono dai diversi Vangeli per raccontare il proprio rapporto con quell’uomo straordinario. Il testo si dipana con una successione di monologhi in cui ciascuno illustra la propria esperienza: scelta registica audace, ma particolarmente adatta in una pièce che vuol conservare la frammentazione e la scansione di un volume di racconti, purché - come in questo caso - vi siano attori che sappiano affrontare con naturalezza ed equilibrio monologhi anche abbastanza lunghi.

A Buona Novella - che ha iniziato da Milano il viaggio attraverso i palcoscenici italiani - non si può non augurare un successo almeno eguale a quello che Russo ha conseguito ovunque con All’ombra dell’ultimo sole, l’altra sua opera ispirata alle canzoni di De André.

 

Nonostante l’argomento trattato e l’indurre a riflettere su se stessi e sul modo di rapportarsi agli altri, lo spettacolo è vivace e allegro e dalla sua visione si esce doppiamente soddisfatti per aver assistito a una pagina di teatro ottimamente diretta e recitata e per aver scoperto che, nonostante un ‘andazzo’ molte volte superficiale, esistono giovani attori preparati e che sanno passare dal recitato al cantato senza sbavature o cedimenti.

In quanto ai contenuti sarebbe sufficiente fare proprio il messaggio principale: essere come Gesù umile tra gli umili e, abbandonata ogni presunzione, capire che da tutti si può imparare.

Uno spettacolo da non perdere.

 

 

 

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