Nulla, solo la notte di John Williams - Gufetto Magazine

Nulla, solo la notte di John Williams

Si può parlare di questo romanzo in molti modi.

Partendo dal suo autore, uno straordinario autore, che con STONER – e sempre grazie alla lungimiranza dell’editore Fazi – ha regalato un nuovo rinascimento letterario nel panorama opaco e sbiadito dei lettori italiani.

Si può prendere come punto di attacco lo stile inequivocabile di John Williams, che stava per essere dimenticato insieme ai suoi libri e che invece oggi sembra essere più vivo e vivifico che mai.

Ma per NULLA, SOLO LA NOTTE (esordio dello scrittore di Denver) bisogna fare tabula rasa di tutto questo, cancellare scientemente ogni nozione, ogni similitudine con gli altri libri pubblicati in Italia, oppure prenderlo come imprescindibile punto d’inizio per una cavalcata monografica da affrontare con lo stomaco dilatato al massimo, perché ci sarà molto di cui pasteggiare. E leggere.

Questo perché nelle pagine che scorrono impietose sulla vita del protagonista, si respira ogni briciolo di mineralità stilistica che poi formerà il territorio Williams, quella sua capacità costruttiva così esatta, così cristallina da sembrare quasi un’oscenità da cui nascondere gli occhi e il pensiero, come in una landa dove il sole riflette sul terreno amplificando la sua forza.

Una giornata. Niente più. Ci viene raccontato, in questo breve lasso di tempo, l’universo inespresso e zoppo di Arthur Maxley, costretto dalla morsa di un passato che immediatamente stende la sua minacciosa ombra sui passi del giovane borghese, sulle sue danze sociali, sui suoi pensieri ritratti come dita terrorizzate sul piano liscio di un’esistenza che sarebbe potuta essere diversa. Forse migliore.

Arthur non respira e nella sua apnea trascina chi ne segue il girovagare dei suoi occhi in una San Fracisco affrescata come un translucido disegno su pvc, capace di assorbire luce e donarla se si sa come inclinare il materiale stesso. In uno  svuotamento della ricettività polmonare di chi si dedica alla lettura quadrimensionale del testo, non c’è nulla di percepito come eccessivo o sovraccarico, se non il contenitore fisico del suo protagonista, pronto ad esplodere, sull’orlo di una tracimazione inevitabile , incapace di lasciare scampo a chiunque, soprattutto a sé stesso. Quel sottile e sinistro rumore di metallo cerebrale che sfrega contro il tagliere freddo  e micalizzato di un’anima spezzata, che rende il tragitto di Arthur un lento acuminarsi dei presentimenti più cupi, sublima la pagina scritta e si fa ronzio incessante nella stanza della realtà.

Tra piani commoventi per la loro perfezione (come l’incontro con il padre, assente per “affari” da una vita, oppure con un lagnoso e viziato conoscente) e momenti di sinuosa catalessi narrativa, si agita il prodromo del grande scrittore che Williams sarebbe diventato, come una bestia placida nella sua letale presenza. Come un pensiero del giovane protagonista.
Uno di quei pensieri che gli rendono la testa il nostro ricordo impressionato della Medusa e della sua velenosa chioma agitata che ci osserva imperscrutabile.

In tre righe? Non è tenera la notte

Parole di Alex Pietrogiacomi

Nulla, solo la notte
Autore: John Williams

Fazi editore- pp.gg. 138 – euro 13,50- 2014

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