BALDO DIODATO: Tomografie d’Arte Contemporanea. di Francesco Franco - Gufetto Magazine

BALDO DIODATO: Tomografie d’Arte Contemporanea. di Francesco Franco

Il nome dell'autore sembra un gioco di parole e richiama alla mente spiacevoli pagine di storia, il titolo evoca atmosfere medievali e rischia di essere fuorviante per chi non pratica l’arte contemporanea. Cos'è, il dialogo immaginario di una bella pagina di letteratura? Acqua, acqua...Neppure la copertina, candida e neutrale ti aiuta.

 

Poi sfogli e ti è chiaro fin dalle prime occhiate che si tratta di una conversazione amichevole, di un racconto chiaro e pulito, corredato di immagini sequenziali e puntuali: insolito per le critiche d’arte, ma tipico di chi non ha bisogno di imbarocchire le parole per elevare i contenuti. Non c’è niente di meglio di uno sguardo puro per comprendere messaggi apparentemente complessi. Puro, ma comunque smaliziato (basta leggere la breve biografia di Franco), capace di porsi domande e di non dare per scontato, appiccicando significati e letture personalissime alle emozioni immediate dell’artista. E’ questa la principale qualità della monografia di Francesco Franco su Baldo Diodato, napoletano di nascita, romano d’adozione e cittadino del mondo, come molti artisti veri.

 

Dopo aver frequentato l’Accademia di Belle Arti di Napoli e di Torino, Diodato lavora a Napoli fino al 1966, riscuotendo i primi successi con Lucio Amelio, Lea Vergine, Luigi Castellano e Achille Bonito Oliva. Un’esperienza americana fa da preludio ad uno stabile ritorno in Italia, a Roma, dove il suo lavoro comincia ad assumere una specifica cifra stilistica.

Nella capitale, Baldo continua ad utilizzare gli stessi ingredienti di sempre: metalli, plastica, vetro, elettricità, movimento. Partito all’inizio degli anni Sessanta sull’esempio di Alberto Giacometti, si è snellito col New Dada e la Pop art, contaminati con influenze minimal e concettuali; è passato attraverso il dripping di Pollok e la casualità della danza gestuale e si è purificato da ogni eventuale drammaticità residua. Ora suo intento prioritario non è lanciare messaggi, ma coinvolgere lo spettatore in un gioco estetico e decorativo, in una dinamica illusione, attraverso luci, segni, colori.

 

Con elementi semplici e poveri, si viene a ricreare una sorta di magia involontaria come in PUNTO ROSSO, dove lo specchio può diventare un cassetto, un mondo da aprire e da esplorare. La magia rende raffinato persino il Pop, come nel trittico orizzontale del 1990 composto da 3 banconote da cento dollari ed esposte alla Fondazione Morra di Napoli, che sostituiscono all’immagine di Benjamin Franklin i volti di Achille Bonito Oliva, di Lucio Amelio e di Van Gogh. Cos’hanno in comune i tre? Per scoprirlo bisogna dotarsi di una buona dose di ironia, la stessa garbata, beffarda e provocatoria di Franco e leggere il libro, elegante e curato sin dalla veste grafica.

 

Ma Diodato non è solo pop o solo minimal o solo concettuale. Figlio sincero e per nulla minore della Transavanguardia, l’artista assimila con grande abilità le esperienze, i modelli e gli stili del secolo scorso, per tradurli in un linguaggio straordinariamente “classico”. Pezzi di presente in continuo movimento passano attraverso un processo visibile di astrazione, ricompreso nell’atto creativo stesso, per approdare ad un’idea di arte che è “bellezza, equilibrio, stabilità, armonia, pace, saggezza. Tutte cose di cui il mondo ha bisogno” e che si sintetizza nel SANPIETRINO, evocativo delle tessere dei mosaici antichi. Elemento decorativo, plastico, pittorico, simbolico, il sanpietrino arriva dal passato per trasformarsi in icona contemporanea della vita moderna in movimento e di passaggio, e perciò si presta a continue evoluzioni, diventando da opera ad opera persino materiale musicale o poetico. Ora, poiché le opere di un artista ne raccontano la vita e le scelte, limite del libro è non poter raccontare la fine della storia.

Perché grazie a Dio siamo nel presente e per Diodato i giochi non sono ancora finiti.

 

In tre righe? Non è necessario schierarsi politicamente e fare la rivoluzione per cercare di cambiare il mondo; il lavoro è una testimonianza determinante, l’immaginazione a volte è più efficace e potente della lotta [Baldo Diodato] 

 

 

Parole di Maria Carmen Masi

 

BALDO DIODATO: Tomografie d’Arte Contemporanea. 

Autore: Francesco Franco

Exorma - pp.gg. 159  euro 18, 50 - 2011



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