Arancia Meccanica di Anthony Burgess - Gufetto Magazine

Arancia Meccanica di Anthony Burgess

Come si fa a leggere il romanzo di ARANCIA MECCANICA evitando alla mente di ripercorrere ad ogni pagina i passi cinematografici del suo protagonista? Gli arrangiamenti stilistici del genio di Kubrick e il linguaggio fuori misura di tutti?
Un esperimento che ho voluto fare in questo periodo ha dato la risposta alla mia domanda iniziale.

Non si può. La mente non è più vergine o pura, dopo il trattamento cinematografico e ogni volto in cui si inciampa nella lettura, ogni frase o luogo si concretizzano davanti agli occhi con i frame che hanno dato a tutti noi delle sensazioni Cinebrivido!

Ma una piccola salvezza c'è e ce se ne accorge quando si è abbastanza avanti con la lettura: infatti, se da subito la difficoltà nel dissociare pellicola e libro risulta ingestibile, dopo un po' si scontorna lo scritto dalla trasposizione, resta Alex, ma più giovane del Malcom McDowell filmografico -come è stato appunto concepito da Burgess- e più irritante nel suo gergo reiterato e assordante, fatto di neologismi, storpiature e slang giovanile. Resta il personaggio principale in sfumature paradossalmente meno violente, che quasi nascondono una sorta di debolezza di fondo. In fin dei conti di cosa parla questo libro se non di questo? Della violenza che genera ed è generata dalla debolezza e dalla sua ingestibilità, di quelle vittime che diventano carnefici e poi vittime, di sé stesse, dello Stato.

Resta Alex, dicevo, ad accompagnare la lettura che crea discrepanze con l'adattamento cinematografico, stupisce, rievoca ma in modo del tutto nuovo passaggi e figure, resta lui, il giovane.

Burgess, e qui mi spoglio di qualsiasi capacità critica o forma di autorevolezza che i recensori indossano sempre e comunque, ha scritto un libro unico sul bene e il male, sulla passione estrema dell'uomo per l'uno o per l'altro e la sua incapacità di vivere nel mezzo di questi due.
Una lettura che non compiace la violenza, pur facendo sghignazzare sadicamente il lettore qua e là, ma che ne parla come un'entità che vive in mezzo a noi, sulle nostre strade, tra i nostri quartieri e che alcune volte possiede, stupra, l'anima dell'uomo possedendola completamente. Violenza che va interpretata, capita, forse assoggettata, come fa lo Stato con la Cura Ludovico, ma che poi si smaschera atterrendoci con il suo viso angelico, spezzato che guarda la nostra mano serrata sul manico del coltello del Bene.

Gioco ad incastri, di specchi, su chi davvero siamo e potremmo diventare, sulle scelte in definitiva, ma quali?

Parole di The Oyster Cult

In tre righe? Vittime... non lo siamo tutti?

Arancia Meccanica
Autore: Anthony Burgess

Einaudi ET - pp.gg.235 - euro 12,00 - 2013
Traduzione di Floriana Bossi

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