Rassegna DOIT@Teatro Due: MANUALE DISTRUZIONE: la desolazione dell’Attore privo di Bellezza - Gufetto Magazine

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Rassegna DOIT@Teatro Due: MANUALE DISTRUZIONE: la desolazione dell’Attore privo di Bellezza

MANUALE DISTRUZIONE della Compagnia FATTI D’ARTE DI Bitonto (BA), è il terzo spettacolo della Rassegna DOIT, “Drammaturgie Oltre il Teatro” in scena al Teatro Due anche oggi (10 maggio). Si torna ad affrontare il tema della Bellezza, (come già nel precedente DORIS EVERY DAY) e della Perfezione fisica e artistica, mescolando le inquietudini e le aspirazioni artistiche frustrate di un’attrice con il tema della Bulimia quale strumento per raggiungere l’agognato successo.

Lo spettacolo, già vincitore del Festival Giovani Sb’andati 2014, del Festival Teatrofficina 2014 e Menzione speciale al Festival “Il Giullare 2014” è scritto e interpretato da una splendida (non c’è che dire!) Mariantonia Capriglione e ruota tutto intorno alla spigliatezza e fisicità dell’attrice, le cui forme prosperose sono il perno intorno al quale ruotano sia le sue disillusioni da donna che di professionista, un ostacolo insormontabile a quell'aspirazione dell’Attore verso la Bellezza che lei stessa ritiene fondamentale (“Il teatro è bellezza, e io non lo sono” ripete più volte).

Tre sono dunque i passaggi di questo monologo spiritoso e originale: in un primo momento l’attrice rompe la quarta parete presentandosi e rivelando la propria incapacità di stare in scena interagendo col pubblico e quasi sgretolando il proprio personaggio in un mix di realtà e finzione scenica piuttosto verosimile. In un secondo momento l’attrice racconta scherzosamente il percorso artistico di formazione teatrale, mantenendo lo stesso tono spassionato e spiritoso. Nella terza parte si passa al tema della Bulimia, il rimedio scelto per raggiungere la perfezione fisica, una sorta di ribellione ad una cronica insoddisfazione personale che sfocia in rabbia e disperazione ed, infine, in esaurimento fisico.

La riflessione cardine dello spettacolo ruota appunto sul concetto di Perfezione fisica che viene mescolata e confusa con la Bellezza artistica ideale (in termini fisici e di capacità attoriali) che rappresenta un’aspirazione frustrata nei fatti e vissuta con disperazione crescente negli effetti, fino al disfacimento fisico.
La drammaturgia vive quindi di un momento iniziale che mescola improvvisazione a recita, e di una seconda parte che infarcisce nella narrazione personale, diversi interrogativi sul rapporto Attore/Teatro-Bellezza e sul ruolo stesso dell’Attore (“L’Attore ha domande senza risposta” sancisce, infine, amara).
Emergono quindi quelle classiche inquietudini e presunte incapacità dell’Attore in senso proprio, che porteranno l’Attrice alla distruzione: quella continua paura di non farcela, di sbagliare, di non essere mai all'altezza (“Dentro di me c’è il buio dell’errore” si ripeterà) si tradurrà poi in rabbia contro se stessa e nel disperato tentativo di cambiare, a tutti i costi.

Mariantonia Caprigilione domina abilmente la scena con grazia e professionalità: è rassicurante e scherzosa ma sa anche cambiare registro presto senza perdere in credibilità. È vibrante, solo apparentemente scontata, raccoglie le simpatie per la sua fisicità ma è proprio quella fisicità a condannarla e lo sa, la sfrutta intelligentemente, la mette in mostra dapprima orgogliosa, e poi in maniera sprezzante, per suscitare una sorta di comprensione che sfocia poi in commiserazione e dispiacere.
L’attrice scopre gradualmente il percorso verso la propria autodistruzione al pubblico, svestendosi pian piano della maschera dell’Attore. Prima il tutù sotto la veste, che la rende più goffa di quanto non sia, poi il vestito a ruota, e infine, la sottoveste in un crescendo di emozioni che lascia pian piano senza fiato e sempre più interessati al suo percorso interiore, spingendoci a provare compassione non solo per le difficoltà attoriali patite ma anche e soprattutto per il travaglio personale in cui precipita un’anima fragile e sognatrice come la sua. E qui compare l’amica “Mia” che non è una persona, ma l’epiteto con cui spesso si ci riferisce alla Bulimia, una compagna complice e mortale, ma anche la via più facile per raggiungere la forma fisica più appropriata per l’Attore. Proprio nelle fasi finali dello spettacolo, il dramma raggiunge l’apice, i colori tenui e rassicurante dell’inizio sembrano lontanissimi e la disperazione riempie la scena in tutta la sua forza.

La scenografia è del tutto spoglia, l’apporto registico di Raffaele Romita riguarda per lo più le musiche che accompagnano di tanto in tanto alcuni passaggi del secondo monologo: tutto è vissuto, scritto e pensato in funzione dell’Attrice che riempie la scena, tutto parla di questo ineffabile e tragico “brillare da sola” e allo stesso tempo “cadere da sola” sul palco, in un finale che mescola tentativi di risalita a cadute inesorabili verso quell’ “Angolo di Paradiso” di notorietà e Perfezione che si traduce, invece, in un Inferno di desolazione personale.

Info
5-6 maggio
MANUALE DISTRUZIONE
di Mariantonia Capriglione
regia Raffaele Romita con Mariantonia Capriglione
Compagnia FATTI D’ARTE - Bitonto (BA)

28 aprile – 24 maggio 2015
DOIT Festival – Drammaturgie Oltre Il Teatro
Direzione artistica Angela Telesca - Cecilia Bernabei

in collaborazione con L’Artigogolo, concorso di drammaturgia contemporanea
a cura dell’Ass. Cult. ChiPiùNeArt

Teatro Due Roma
teatro stabile d’essai
Direzione artistica Marco Lucchesi
Vicolo dei due Macelli, 37
Per info e prenotazioni tel. 06/6788259
W: teatrodueroma.wordpress.com

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