POE SUITE@Teatro Due - Racconti per voce e piano di Edgard Allan Poe - Gufetto Magazine

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POE SUITE@Teatro Due - Racconti per voce e piano di Edgard Allan Poe

Da venerdì 30 gennaio a domenica primo febbraio, il Teatro di via dei Due Macelli a Roma ospita la performance letteraria dedicata al maestro statunitense del mistero e dell'orrore Edgard Allan Poe, ideata e interpretata da Vittoria Faro, con musiche originali di Raffaele Pallozzi.

Nella prima serata, per il ciclo del Mistero e del Raziocinio, il testo dei Delitti della Rue Morgue, la musica e le suggestioni visive proiettano lo spettatore in una Parigi che, alle soglie della seconda massiccia industrializzazione, appare senz'altro cupa e, forse per effetto delle più note ambientazioni londinesi, forse per l'imprescindibile gioco di rimandi tra maestri e allievi, molto simile alla Londra di Sir Arthur Conan Doyle.

Nel nero assoluto della scenografia si stagliano solo il rosso vivo dell'abito dell'interprete e di una rosa appuntata sull'asta del leggio, e le luci affilate che seguono il perimetro delle due lastre trasparenti che reggono una il testo e l'altra lo spartito, sul pianoforte i cui tasti rimangono nascosti, e lungo gli angoli di un'alta piramide sbilenca, trasparente anch'essa, terzo elemento scenico oltre al pianista e all'attrice.
Il nero, il rosso, la luce: il mistero, il sangue e l'orrore, la ragione. L'uso accorto degli elementi visivi, insieme alle musiche, alla lettura quasi baritonale del racconto, che ben si adatta al linguaggio istrionico di Poe, ne offre un allestimento fedele all'ingegno e all'opera. Se alle prime battute può sembrare di trovarci in un caffè parigino, dove il pianista suona musica di intrattenimento e si narra dell'amicizia tra due uomini d'intelletto, malinconici ed eccentrici, dal momento della lettura sulla Gazette des Tribunaux del terrificante omicidio di due donne in un appartamento della Rue Morgue, comincia la discesa nell'abisso dell'orrore.

Orrore non solo per l'efferatezza del crimine, per i corpi dilaniati e mutilati da una forza cieca: orrore, soprattutto, per l'impossibilità di comprendere, di spiegare, l'accaduto. Così, la musica diventa espressione del nostro panico di fronte al male – nero il primo, rosso il secondo – e dell'angoscia di sapere che esistano zone d'ombra che la nostra ragione non sempre può rischiarare. Tuttavia, così non è per il signor Auguste C. Dupin. Detective dilettante e anticipatore dei futuri investigatori che faranno la fortuna del genere poliziesco, Dupin comprende con il puro ragionamento, analizzando ogni particolare della scena del delitto e delle testimonianze, che l'assassinio è stato commesso da un orang­outang sfuggito al controllo del marinaio maltese suo padrone.

Del resto, il “racconto insolito” altro non è che la dimostrazione di cosa sia una mente analitica, le cui capacità trascendono sia l'abilità nel calcolo che l'ingegnosità, e risiedono invece nell'osservazione meticolosa, nella selezione degli elementi sui quali concentrare la propria attenzione, nelle deduzioni che da essi ne trae. “Solo chi è capace di analizzare è dotato di vera immaginazione”, dice il protagonista e voce narrante dei Delitti della Rue Morgue, e solo chi è dotato di vera immaginazione riesce a narrare il reale senza espungere il surreale o il soprannaturale, con il loro carico di paura, orrore, raccapriccio, potremmo aggiungere. Edgard Allan Poe sarà ancora in scena stasera, primo febbraio, al Teatro Due, con una rilettura completa dei tre racconti per voce e piano selezionati per Poe Suite: I delitti della Rue Morgue, Eleonora e Il gatto nero.
Un'ultima occasione di immergersi nella musica, nella poesia e nelle atmosfere gotiche del grande autore e maestro di genere.

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