NELLA CATTEDRALE@Teatro Spazio Uno: come guardare alla realtà? - Gufetto Magazine

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NELLA CATTEDRALE@Teatro Spazio Uno: come guardare alla realtà?

Riccardo de Torrebruna, attore, autore e regista teatrale di lungo corso ci regala un prezioso riadattamento teatrale di “NELLA CATTEDRALE”, un racconto del grande scrittore Raymond Carver, all'interno della deliziosa cornice del Teatro Spazio Uno di Trastevere fino al 19 aprile. Sulla scena lo stesso Riccardo de Torrebruna, una sommessa Valentina Chico ed un pregiato Emilio Dino Conti.

La piéce è pressoché fedele al racconto originale: siamo in un contesto familiare piccolo borghese americano, moglie e marito in crisi ospitano per cena un professore cieco (amico di lei) che ha perso da poco la moglie. La donna e il professore sono uniti da lunga amicizia e da un ininterrotto scambio di confidenze attraverso dei nastri registrati; il marito diffida del vecchio insegnante e dei suoi sentimenti per sua moglie, ma durante la cena il suo modo di vedere le cose cambierà radicalmente.

Siamo di fronte ad un testo chiave di Carver, uno dei padri della letteratura minimalista americana, che nei suoi racconti procede spesso attraverso la sottrazione dei dettagli narrativi per soffermarsi sui significati delle esistenze dei personaggi. Fedele a tale impegno, Torrebruna ci regala un riadattamento essenziale e pulito dove gli interpreti conferiscono maggiore spessore ai personaggi originali, che mantengono comunque quella normalità piccolo borghese cara a Carver. Mentre Torrebruna sceglie per la figura del marito una interpretazione quasi beffarda (che non si coglie pienamente nel racconto), Valentina Chico emerge elegante più volte dall’ombra con una recitazione sincera e profonda, dando colore ad un personaggio poco caratterizzato nel racconto. Preziosa l’interpretazione di Emilio Dino Conti, convincente nel ruolo del cieco, molto bravo nel sottolineare con la voce determinate parole chiave del testo originale, quasi a conferire loro quella solennità di significato evidenziata da Carver nelle scarne battute di cui è composto il racconto.

Il palco del Teatro Spazio Uno si adatta particolarmente a questa rappresentazione, grazie alle due uscite sui lati lunghi, che danno l’impressione di essere all'interno di una casa da cui si può entrare e uscire attraverso due porte che danno su un patio esterno. Giusta la scelta registica di alternare luci e ombre sul palco, utilizzandole come separatore fra le diverse scene (indimenticabile la scena del pasto mentre le luci si spengono, quasi un voltare pagina da una scena all’altra). Azzeccata la scelta di far recitare per alcuni momenti gli attori fuori dalla scena, permettendo agli spettatori di udire le loro voci senza vederli, quasi costringendoli a immaginare la scena, come avrebbe potuto fare un cieco.

Tutta la pièce, infatti, gira intorno alla dicotomia fra “vedere” la realtà e “capire la realtà” e sulla constatazione che spesso chi non riesce a descrivere il reale, a fissarlo e a restituirlo agli altri, è in realtà bloccato dai pregiudizi di cui si riempie gli occhi. E quando si decide, più o meno liberamente o per scherzo di abbandonare i propri pregiudizi e lasciarsi andare, chiudere gli occhi e sprofondare in una temporanea “invalidità”, si riesce alfine a fornire quella rappresentazione del reale che normalmente ci manca, riuscendo così a sottrarci da quella cecità dell’animo che,spesso, ci rende incapaci di scorgere alcunché.

Per saperne di più:
NELLA CATTEDRALE - Teatro Spazio Uno dal 9 al 19 aprile 2014

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