GANG BANG@Casa Culture: una metafora postmoderna - Gufetto Magazine

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GANG BANG@Casa Culture: una metafora postmoderna

Dal romanzo dello statunitense Chuck Palahniuk, lo spettacolo omonimo GANG BANG approda alla Casa delle Culture fino al 10 maggio.

Scritto e diretto da Fabio Pisano, lo spettacolo si svolge nella desolata anticamera del set porno più “porno” del mondo, dove seicento uomini attendono il proprio turno con Cassie Wright, la celebre pornodiva che, per chiudere in bellezza una brillante carriera, tenta di battere il record mondiale di gang bang, appunto.

Nello spazio tra lo striminzito buffet a base di birre, acqua e patatine, due scale a pioli e un crocchio di sedie di plastica su cui siedono, insieme, protagonisti e pubblico, la leggendaria figura femminile non compare, se non nelle parole dei personaggi che si dividono la scena: il nr. 600, Brad Bacardi, ex attore hard, ex marito di Cassie Wright, con la quale ha girato svariati film; il nr. 137, Tom Helser, anch’egli ex attore, di una serie tv poliziesca di cui più nessuno si ricorda; il nr. 72, un giovanissimo e sfegatato fan della Wright; l’altrettanto giovane assistente Sheila, che con la sua voce da spot pubblicitario, cristallina e allegra, sembra tenersi fuori dallo squallore, dal vuoto e dalla perversione esistenziale che il porno incarna.
Tre uomini seminudi che portano ciascuno il proprio carico di dolore e di disperazione per la vita vissuta, e attendono sull’orlo di una voragine di aspettative per i pochi centimetri di pellicola che si accingono a girare, vomitandosi l’un l’altro le peggiori volgarità e offese che un’apparentemente improvvisata combinazione di parole oscene possano generare.

Lo spettacolo, in effetti, si gioca soprattutto nello scambio di battute tra i personaggi, che talvolta interagiscono anche con il pubblico vicino. E Fabio Pisano ha qui dimostrato grande abilità nel combinare sarcasmo, ironia, comicità e riflessione intima. All'estremo opposto rispetto a quella di Sheila, la voce del nr. 600 (interpretato dal bravissimo Ciro Giordano Zangaro), cupa, rauca, cinica, rispecchia al meglio la sordidezza e l’infelicità delle vite segnate da un passato – che nella finzione scenica riemerge collocando il personaggio sotto un fascio di luce – in cui il male subìto o l’incapacità di provare alcunché sembra spiegare il motivo stesso per cui i tre uomini si trovino su quel set.

In fondo, si potrebbe trattare anche di una metafora della società postmoderna: esibizione estrema del quasi nulla in cui consistono la maggior parte delle vite di uomini e donne comuni, che non accettano di essere tali.
“È la verità!”, ripete come avendo un tic Sheila. A lei, in effetti, è affidato, oltre al prologo, l’epilogo della storia. Sarà lei a chiudere la vicenda, dopo che i tre uomini, a turno, avranno fatto i conti con se stessi e le proprie solitudini, liberandosi delle proprie ossessioni e paure.

Info

GANG BANG
Liberamente ispirato al libro “Gang Bang” di Chuck Palahniuk
Scritto e diretto da Fabio Pisano
con Ciro Giordano Zangaro Roberto Ingenito Francesca Borriero Raffaele Imparato
aiuto regia e tecnico Francesco Luongo

Casa delle culture
Via di San Crisogono, 45

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