AMINTA@Teatro Quirinetta: al confine tra reale e finzione - Gufetto Magazine

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AMINTA@Teatro Quirinetta: al confine tra reale e finzione

Il giorno 28 aprile è andato in scena uno degli spettacoli de “IL MISTERO DELLA MENTE”, Festival del Teatro Sociale e delle Diversità, ideato dalla Nuova Accademia Internazionale d’Arte Drammatica – Q Academy,AMINTA” la favola pastorale del 1573 di Torquato Tasso, performato dagli allievi-attori del terzo anno e diretto da Sergio Basile.

Scelta rischiosa e azzardata quella di portare in scena un testo cinquecentesco conservando il suo linguaggio originario, che potrebbe risultare ostico per lo spettatore contemporaneo abituato ad un registro di parole ormai totalmente diverso, con il fine di andare a sondare i delicati temi sociali della diversità e della follia, tuttavia l’ ottima tecnica vocale e fisica, e l’interpretazione degli allievi attori della Q-Academy ha saputo tenere sempre alto il livello di attenzione, senza mai far perdere il senso della narrazione.

La scena ci porta fin dall’inizio su un duplice piano di attenzione: uno interno e uno esterno.
Quello interno non è altro che il centro della storia, il piano d’azione che prende vita all’interno della stanza del manicomio sant’Anna, resa dalla presenza di quattro posti letto, dove Torquato Tasso e i suoi tre compagni si convincono di essere realmente i personaggi della favola pastorale scritta in giovane età dal poeta, sovrapponendo e confondendo continuamente la realtà con la finzione. Interessante la scelta registica di trasformare l’ambiente che li circonda in un tenero gioco di immaginazione, dove i sensi si possono liberare in tutta la loro potenza violenta e libidinosa: un semplice secchio d’acqua diventa la fonte in cui Silvia immerge le sue grazie, oppure i soprusi dell’inserviente su una delle pazienti rappresenta il mancato tentativo del satiro del bosco di possedere fisicamente la bella Silvia.

Quello esterno invece è sostenuto da un attore-narratore posto in proscenio davanti ad un leggio, ci introduce la situazione e ci presenta i vari personaggi aiutandoci a chiarire i passaggi più difficili per la comprensione della vicenda, accompagnato da un’arpa suonata dal vivo che interviene nei momenti in cui la storia d’amore tra Aminta e Silvia si fa più magica e surreale.
Risulta però immotivata la scelta di un’ulteriore voce narrativa, tra l’altro finta e meccanica, e fuori campo, che appare insieme alle proiezioni dei sottotitoli proiettati sul fondale, in tulle.
La presenza di questo fondale in tulle (o velatino) interposto tra il pubblico e gli attori, per tutto lo spettacolo fa da reale quarta parete teatrale, creando sul palco un’atmosfera chiusa, soffusa, anche un po’ alienante che insieme all’effetto sonoro di suoni acustici fissi e/o distorti creano un clima di tensione psicologica.

Nel complesso lo spettacolo è ben fatto poiché, crea un ottimo spunto per la riflessione aiutando lo spettatore a sensibilizzarsi nel mondo dei “reclusi” della società.
Un ulteriore plauso va di nuovo agli allievi della Q-Academy che hanno fatto un ottimo lavoro e hanno dimostrato di avere tutte le carte in regola per avere una buona carriera da professionisti. Gli auguriamo buona fortuna!

AMINTA
di Torquato Tasso

rappresentata dai filodrammatici del manicomio di Sant’Anna per opera del poeta medesimo

adattamento e regia di Sergio Basile
con Benedetta Corà, Paola Cultrera, Lorenzo Garufo, Teo Guarini, Fabrizio Milano, Stefano Patti, Giulia Pera
direzione tecnica di Edoardo Basile
spettacolo selezionato per "Il mistero della mente", Festival di Teatro Sociale e delle Diversità – Teatro Quirinetta (20 – 29 aprile 2015)

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