In scena dal 6 al 15 maggio (con riposo domenica 9 e lunedì 10) al teatro Ciak Webank.it di Milano l’emblematico “30” di Giobbe Covatta.
Gianni Covatta, in arte Giobbe, è uno dei più interessanti e poliedrici personaggi dello spettacolo, anzi della cultura, del nostro Paese.
Attore televisivo (debuttò in televisione nel 1987 a Odeon TV), teatrale (il suo primo spettacolo fu Parabole Iperboli andato in scena nel 1991 a Milano al teatro Ciak) e cinematografico (nel 1996 esordì nel film diretto da Simona Izzo Camere da letto), nonché scrittore (la sua prima opera Parola di Giobbe è del 1991 e da allora è stata diverse volte - anche a distanza di anni - nella classifica dei libri più venduti) di notevole successo in tutte le discipline in cui si è misurato, non ha mai dimenticato la necessità dell’impegno civile.
Si tratta di un’attività che lo accompagna ininterrottamente dal novembre del 1994 quando divenne testimonial dell’Amref (Fondazione Africana per la Medicina e la Ricerca) dedicando ogni anno il proprio tempo libero ai problemi africani. Impegno quindi non marginale, occasionale e ‘di facciata’ se Walter Veltroni, quando era sindaco di Roma, gli affidò l’incarico di ‘delegato del Sindaco’ per le iniziative di solidarietà e cooperazione internazionali.
Attualmente ha aggiunto all’impegno con Amref quello verso Amnesty International cui ha dedicato questo spettacolo che da oltre tre mesi porta con grande successo in tournée attraverso l’Italia.
In anni in cui i grandi temi dei diritti civili sono trascurati nei fatti (e a volte osteggiati anche a parole) da chi avendo responsabilità politiche a vari livelli dovrebbe invece esserne paladino, occorre dire ‘grazie’ a chi come Covatta non esita a farne tema del proprio spettacolo rinunciando a argomenti forse di più facile successo, ma rispettando l’essenza del Teatro che è di far riflettere, anche divertendo.
E nello spettacolo di Giobbe ci si diverte, e molto, perché i 30 articoli della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (adottata dall’Onu nel lontano 10 dicembre 1948 quando ricordi e conseguenze della ‘Tragedia’ erano vivi nella memoria e sulla pelle di tutti e non solo oggetto dei libri di storia e di rituali ricorrenze) sono trattati nello stile sottilmente ironico dell’artista che racconta con sarcasmo dei tanti, troppi, che ancor oggi (e forse più di un recente passato) questi diritti civili, politici, economici, sociali e culturali li hanno solo sulla carta.
È quindi profondamente meritato il Premio Arte e Diritti Umani (giunto alla 3ª edizione) che Amnesty International gli ha conferito e che gli è stato consegnato da Andrea Matricardi durante l’affollata conferenza stampa svoltasi il 29 aprile al Teatro Ciak di Milano.
Non resta che esprimere l’auspicio di una massiccia partecipazione di spettatori, specie giovani, in un’epoca in cui troppo spesso questi fondamentali diritti sono ignorati o calpestati.
























