ROMA, 15 marzo 2010 – Ore 17.30 di un lunedì marzolino. Luogo: un moderno caffè letterario appena inaugurato. Coordinate inusuali per una conferenza stampa teatrale. Inusuali, putroppo, non come le annose tematiche al centro delle due opere presentate: pena di morte e corruzione. Questi i fili conduttori di “Madlyn Cooke, storia di una possessione”, e “Amanda”, le due ultime fatiche del regista Fabrizio Ansaldo, mostrate in anteprima alla stampa lunedì 15 marzo all’interno della libreria Mangiaparole, zona Furio Camillo.
Due monologhi dalle protagoniste femminili, sul male come elemento radicato nel nostro DNA, e nel nostro quotidiano. Nello specifico, “Madlyn Cooke” (tratto da “Giro di vite”di Henry James) è una finestra sulla tragica vicenda di un’istitutrice americana condannata alla sedia elettrica per l’assassinio dello stesso bimbo tenuto sotto le sue cure. Ansaldo, però, tiene a sottolineare come nel monologo non abbia voluto parlare della pena capitale da un punto di vista giuridico, bensì etico, senza puntare il dito contro la protagonista, poiché colpevole dello stesso male che le è stato fatto, violata da una società corrotta. Punto di vista, questo, rimarcato anche dall’attrice volto di Madlyn, l’americana Adrienne Bini, che aggiunge come “la pena di morte sia una questione delicata in un paese democratico come gli Stati Uniti, dove vengono tenute nelle carceri numerose persone malate, tra cui molti a causa proprio della società”. Un monologo inquietante, dunque, ispirato dal libro di James. Non il testo intero, ma che dall’opera originale ne trae il personaggio più completo, cucendole addosso una storia lasciando il corpo del libro.
“Amanda” invece (premio Farsen 2007), scritto di pugno da Ansaldo, e codiretto dalla stessa Bini, è il sogno di una bambina triste ed impaurita, che dall’alto di un grattacielo, guarda la vita sottostante attraverso quattro pareti di vetro. E’ lo sguardo malinconico di una giovane donna (dal volto della piccola Giulia Moscatelli) mossa da un amore cosmico per il mondo, da un desiderio così forte per la bellezza ed il miglioramento, da rendersi anch’essa assassina delle persone amate, poiché irraggiungibili. “Gli omicidi di Amanda però”, aggiunge il regista, “non fanno male perché sono immaginati”.
Due monologhi separati, dunque, ma allo stesso tempo complementari grazie a quella visione dell’America mostrata come patria esecutrice per Madlyn, e come vecchia madre in Amanda, e vista come cartina al tornasole con la quale fare i conti per ogni realtà proveniente anche dalla nostra nazione. Due opere legate dall’immaginazione vissuta come verità, poichè entrambe le protagoniste immaginano ciò che vedono, per poi crederlo reale. Due opere unite da quella ricerca sull’origine del male, della corruzione che parte dal basso, dai conflitti quotidiani, per poi arrivare ai piani alti. Se “l’arte corregge la vita”, così come esclamato dalla relatrice di “Nessuno tocchi Caino” (storica associazione anti pena capitale, e promotrice degli spettacoli insieme a “Editoria e spettacolo”, e libreria “Mangiaparole”), allora le pièces di Ansaldo proveranno forse a far capire il male nascosto nelle cose più semplici, per correggere poi quelle più grandi. Non ci resta quindi che andare ad assistere ai due monologhi, in scena al teatro dell’Orologio, dal 23 marzo al 2 aprile, mar/sab ore 21.30, e domenica ore 18.
























