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La Compagnia degli uomini al Piccolo di Milano

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Tornano con La compagnia degli uomini di Edward Bond sul palcoscenico del Piccolo Teatro di Milano i grandi temi della società contemporanea.

Il lavoro (che resterà in cartellone dall’11 gennaio a sabato 26 febbraio nella storica e brillantemente restaurata sala di via Rovello) è stato presentato da Luca Ronconi - regista dello spettacolo - nel corso di un’affollata conferenza stampa svoltasi nel magnifico chiostro divenuto punto di riferimento per la cultura milanese.

Purtroppo ancora una volta prima di commentare un evento teatrale occorre sensibilizzare il lettore sulla tragica situazione della cultura nel nostro Paese: è ormai noto a tutti che gli investimenti dello Stato nel settore sono da tempo (se non da sempre) inferiori alle necessità e che in una graduatoria  fra nazioni (non solo europee) potremmo dire con cortese eufemismo che l’Italia non è certamente ai primi posti. Anzi. La recente crisi che ha sconvolto le economie di gran parte dei Paesi ha fornito l’occasione per ulteriori drastici tagli - contrariamente a quanto avvenuto altrove anche con situazioni economiche peggiori della nostra - ai già molto contenuti contributi alle strutture che fanno cultura fra mille difficoltà.

Sembra quasi non si capisca il ruolo essenziale della cultura per far crescere, anche economicamente, il Paese e per sviluppare il senso critico della popolazione. Una politica di tagli così accentuati porta alla memoria i roghi dei libri in Fahrenheit 451 di cui ricordiamo una coinvolgente versione teatrale di Luca Ronconi.

Ben venga il contributo dei privati - e sono nobili le parole con cui il rappresentate de Il Sole 24 Ore ha presentato la collaborazione con il Piccolo - ma la cultura di un Paese deve essere soprattutto supportata dallo Stato.

Ed è solo una società colta quella che può resistere alle ‘nefandezze’ del capitalismo d’assalto - ben più disumano di quello classico conosciuto negli ultimi due secoli - che con visione apocalittica Bond descrive nella sua opera.

Visione forse non condivisibile in toto come ha sottolineato Ronconi, ma senz’altro utile per far riflettere in questo particolare momento non solo del nostro Paese, ma anche di un mondo che sembra sempre più  perdere i valori etici, sacrificati e a volte irrisi, nella ricerca del potere e del denaro.

Bond racconta lo scontro senza quartiere tra due magnati dell’industria, campioni delle due versioni del capitalismo, con i ritmi quasi di un thriller mettendo sotto le luci crude del palcoscenico i metodi adottati specialmente dall’esponente di un capitalismo basato più sulla finanza che sul lavoro.

In quest’ottica - che ignora le persone e la loro dignità - si spostano i centri produttivi là dove il profitto diviene massimo per la soddisfazione degli azionisti o per il gusto del potere e dell’accumulo di denaro. Il rapporto tra capitale e democrazia muta e quest’ultima è colpita nella sua essenza poiché se ne impedisce l’aspetto fondamentale: la partecipazione di ciascuno alle decisioni che riguardano la propria vita.

La Compagnia degli uomini (in cui il termine ‘compagnia’ gioca sul doppio significato di stare insieme e di soggetto economico) è quindi un lavoro che obbliga alla riflessione e scomodo come il suo autore e ‘maleducato’ - come lo ha definito Ronconi - anche nel modo di rapportarsi con gli spettatori: asciutto, con scenografie ridotte al minimo e senza musica, quasi a rappresentare il vuoto di un’esistenza senza ideali (perché denaro e potere non sono ideali).

Uno spettacolo solo di idee e parole in cui saranno fondamentali la bravura di un cast di attori raccolto intorno a Gianrico Tedeschi e la geniale mano del regista nel tenere tesa l’attenzione del pubblico.

Bisogna ricordarsi che il Teatro è come la vita: c’è la volta in cui si ride e quella in cui si pensa.

Una breve nota infine su Edward Bond: apprezzato in tutta Europa, è quasi sconosciuto in Italia, ma la sua produzione conta 50 opere per il teatro, oltre a riflessioni sul teatro e la drammaturgia, saggi, libretti d’opera, traduzioni di classici come Cechov e numerose sceneggiature per il cinema (tra cui Blow-up di Antonioni). Solo Ronconi lo ha proposto due volte (a distanza di anni) in passato. Merito ancora una volta del Piccolo di Milano di far conoscere agli appassionati le voci più interessanti del teatro contemporaneo: anche per quest’opera di sprovincializzazione della nostra cultura strutture come il Piccolo dovrebbero avere il plauso e i necessari aiuti da parte dello Stato.

Da segnalare infine un’interessante occasione di approfondimento - organizzata dal Piccolo Teatro e da Il Sole 24 Ore - che si svolgerà a Milano (ingresso gratuito) lunedì 10 gennaio alle ore 18 presso il Piccolo Teatro Studio Expo di via Rivoli sul tema: L’industria al tramonto? Economia, etica, teatro.

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Ultimo aggiornamento ( Sabato 08 Gennaio 2011 01:02 )  

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