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Un Americano a Parigi

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Dinamica conferenza stampa quella in cui Raffaele Paganini (Roma 1958) ballerino e attore di meritata fama internazionale, ha presentato Un Americano a Parigi, lo spettacolo - in scena al Teatro Manzoni di Milano dal 31 dicembre 2010 fino al 9 gennaio 2011 - da lui pensato e prodotto attraverso una seria, severa e analitica ricerca sia relativa all’opera originale sia alla sua versione per il grande schermo sia alla personalità di George Gershwin (Brooklyn 1898 - Hollywood 1937: compositore dallo stile sofisticato, pianista valente e direttore d’orchestra dallo straordinario talento, anche se un po’ vivace nella vita personale).

Avvicinatosi alla danza a quattordici anni, Paganini frequenta la Scuola di Ballo del Teatro dell’Opera di Roma e assunto dopo quattro anni in qualità prima di solista poi di étoile diviene sempre più famoso grazie anche alla partecipazione a programmi televisivi in voga all’epoca e poi quale ospite in numerose Compagnie anche all’estero.

Dal 1988 ogni anno partecipa al Gran Galà di Stelle in Canada e dal 2010 è docente di danza presso la Musical Artime Academy.

Si dichiara innamorato della danza, e non si fa fatica a crederlo, arte foriera di soddisfazioni quando alle spalle c’è un lavoro serio, continuo e indefesso.

Felice di ritornare al Manzoni dopo circa due lustri, racconta del suo percorso artistico costellato di numerose soddisfazioni e di incontri gratificanti anche con la politica e di come la danza sia un settore fondamentale della cultura ormai disattesa da numerose Istituzioni pubbliche e da molti cittadini che, felici della loro ignoranza e inconsapevoli della scarsa qualità della vita che conducono, si fanno cullare dallo schermo televisivo alla ricerca di falsi miti e facili successi.

Il discorso diviene un’eruzione vulcanica sulla situazione italiana e sui suoi numerosi problemi di cui Paganini parla con amara chiarezza: tra gli altri la minor durata in cartellone rispetto al passato degli spettacoli, la qualità sempre più carente dovuta a professionalità sempre meno forti e il fatto che ciononostante all’estero siamo considerati come dotati di un ricco patrimonio culturale. Con felice metafora Paganini ha sintetizzato così la situazione: “abbiamo parecchio petrolio, ma mancano le raffinerie, per questo i nostri giovani scappano all’estero”.

Malgrado la situazione negativa, traspare in lui una forte vitalità nel ricercare il meglio per darlo agli altri come per questo spettacolo costruito con entusiasmo e divertimento e la cui prima è avvenuta all’Olimpico di Roma, aperta a tutti con la cooperazione del Sindaco.

Il suo motto è diventato ‘aiutatemi ad aiutare’ e sinceramente ‘in bocca al lupo’ a questo Maestro capace di trasmettere un’arte.

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Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 05 Gennaio 2011 17:56 )  

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