Sabato 6 Novembre al Circolo degli Artisti di Roma i Mambassa presenteranno il nuovo disco “LP”, in uscita il 26
ottobre per EMI Music. Trascinato dal successo del singolo apripista “Casting” uscito ad aprile, il cui video-denuncia
sul precariato nel mondo del cinema (a cui hanno partecipato molti celebri attori tra cui Martina Stella, Claudio
Gioè, Michela Quattrociocche, Diane Fleri, Michele Alhaique e Claudia Zanella) è diventato un caso mediatico,
“Lonelyplanet” è un disco fatto di canzoni aperte, ariose, eppure sofferte.
Un disco che si propone di diventare una guida per orientarsi nello scenario di questo terzo millennio: un pianeta
sovraffollato di gente sola. Una collezione di canzoni per uscire dal buio, una bottiglia di whisky offerta al soldato
colpito da una pallottola: non cura davvero le ferite ma scalda il petto, rinsalda il coraggio perduto. Il tempo è una
scia incandescente, la vita è una risma di fogli incendiati uno alla volta e le canzoni fanno quello che devono fare:
regalano viaggi nel tempo di quattro minuti.
“Lonelyplanet” arriva a sei anni di distanza dal precedente “Mambassa”, ed a quindici anni dalla nascita della
band, come ricorda Stefano Sardo, cantante della band nonché affermato sceneggiatore cinematografico
premiato al Festival del Cinema di Venezia del 2009 con “La doppia ora”.
“Hanno un modo di esprimersi in musica che li rende inconfondibili.” Barbara Santi – Rumore
“Il gruppo dimostra ormai una maturità piena nella composizione e nella esecuzione, frutto anche di concerti e
concerti.” Andrea Campanella – Cut up
Pop rock con influenze anglosassoni, quello dei Verderame è un suono in cui la ricerca dell’originalità si costruisce
soprattutto su riff e armonie, e in cui filtri e registrazioni speciali sottolineano il ruolo portante delle chitarre, usate in
modelli in vita da almeno trent’anni (Fender Jaguar del ‘65, Gibson Les Paul Deluxe del ‘72, Telecaster del Custom
Shop Fender).
Filo conduttore fra i pezzi è un’omogenea scelta dei suoni, un tappeto sonoro che avvolge l’ascoltatore rievocando
atmosfere colte di certo progressive anni ‘70. Le architetture sono costruite con i cori e gli archi di strumenti storici
come il Mellotron dei King Crimson e dei Genesis, e con gli Space Echo usati da David Gilmour dei Pink Floyd, resi più
contemporanei dal sapiente lavoro di postproduzione e missaggio (a cui hanno lavorato ingegneri del suono come
Fabio Patrignani e Gianluca Vaccaro).
Le melodie vocali sono immaginate come un continuum temporale di quel rock degli anni d’oro che ha le proprie
radici in Jeff Buckley. I testi sono soffusi di malinconiche tracce del presente inquieto in cui i Verderame vivono il
proprio debutto musicale, ma sanno farsi eterei, rimanere sospesi fra il detto e il non detto, fra la materia organica
che costruisce l’esistenza e il tessuto onirico dei sogni e dell’immaginazione.
“Arrivano sul palco, imbracciano gli strumenti e spendendo poche parole cominciano a proiettare il pubblico nel
loro mondo di suoni psichedelici, suoni che non ci si aspetterebbe da una rock band italiana.” Mikaela Dema –
Marte Magazine
























