Ansa ore 14,15: Greenway fa rivivere le nozze di Cana. Nel Cenacolo Palladiano dell’Isola di San Giorgio.
Io amo intervistare la gente. Ovviamente intendo fare interviste approfondite, con domande molto particolareggiate e specifiche. Il problema di solito è che le persone si mettono sulla difensiva se sanno di doverti rispondere con un qualsivoglia tipo di sincerità (pretesa e richiesta, anche se difficilmente ottenuta).
Se però le medesime persone sanno di poter fare affidamento su un mercenario, che intende solo farle risultare al meglio della loro forma e sostanza, allora è possibile che si cavi più di un ragno dal buco. Anche se ci sono doverose differenziazioni da fare.
La bestia nera dell’intervista (e badate che parlo per minima esperienza personale) è risultata essere ovviamente quella che come prima cosa dice di sé: sono riservato/a. Il che ovviamente è una manifestazione di intenti programmatica: non si scucirà nemmeno un po’. Vi dirà esattamente quello che era possibile intuire autonomamente, risparmiandosi la fatica di un’intervista a braccio fatta di domenica sera. È frustrante essere messi di fronte ad un’evidente incapacità di far parlare una persona. Sarebbe presuntuoso pretendere di entrare a gamba tesa in un’interiorità così schiva e costringerla ad aprirsi, però certamente si può sempre sperare. In un barlume di luce, che fa capolino dallo spiraglio della porta. Come quando, conquistata la fiducia, riesci a fargli scucire una riflessione che lo ha investito con forza durante il racconto blindato di un’esistenza votata ai buoni sentimenti.
Altra difficoltà, forse maggiore, consiste nel “socievole civetto”.quello che è eclettico e cangiante come un prisma al sole, che per non scottarsi si tiene a distanza fingendo di inglobarti subito nel suo mondo. Quello che assorbe ogni scintilla proveniente dall’esterno spolpando il Prometeo che ne è l’artefice. Quello che tenta di circuirti con le sue maniere gentili e scherzose, capace di diventare in un attimo un freddo calcolatore irremovibile e moralista. Quello che sembra buono, e dolce, e accogliente. Che ti fa credere che dirà tutto di sé e che tu sei la prescelta. Che sta seduto sul greto del fiume ad aspettare i nemici e le conquiste.
Poi c’è quello che sta apertamente sulla difensiva. Magnifica le tue lodi per allisciarti il pelo e sa come prenderti e titillare il tuo ego. Ti avvisa che vuol leggere quello che scriverai ante pubblicazione e dà mostra di capacità intellettivo-divinatorie impareggiabili. Lui è la tua preda più facile. Sarà un gioco infilare le unghie sotto pelle e tirare via quella scorza da duro uomo di mondo, per vedere cosa c’è sotto. Basta trovare una chiave di volta ed entrare. Può essere appagante demolire così le difese di un’intera squadra schierata e una volta aperto il vaso di pandora il coperchio è difficile da riposizionare.
Alla fine intervistare gli uomini può essere utile. Ti fai un giro nel loro mondo (o in quel poco che ti mostrano) e non hai l’obbligo d’acquisto. E le ripercussioni per una volta sono trascurabili.
Enrica Murru























