Ansa ore 15,17: Libia: ex guida deturpa tesori d’arte. Infuriato per il licenziamento si è armato di spray. Arrestato.
Succede che in un unico giorno si debbano riempire tavole di excel fino a consumarsi i gomiti sul tavolo e ad essere dimentichi di avere un cervello. Il pranzo consumato al bar su un tavolino che balla mentre il cameriere cerca di sistemarlo infilando piattini da caffè sotto alle zampe certo non dà ristoro, e il viaggio di ritorno sui mezzi umidi di fiato manco si fosse in una mangiatoia non migliora la situazione. Men che meno si rende piacevole una passeggiata forzata sotto la pioggia a vento con un ombrello estorto in palestra alla ricerca di lingerie bella ma da non pagare col sangue. Alla fine fra il pc che fa i capricci, i jeans incollati dall’acqua e i capelli da barboncino rimane lo spazio per pensare qui.
All’ennesimo amico interessato a ben altro che l’amicizia. Che coglie l’attimo per fare rivelazioni che proprio non vorremmo sentire senza provare minimo imbarazzo per l’ovvia sconvenienza della faccenda. Sconveniente la finzione mal orchestrata, poco adatto il momento, offensivo il modo, odioso il duplice inganno.
All’ennesima ubriacatura mal presa che ti rende salice piangente. Basta un incontro inaspettato una sera dopo la bottiglia di vino a cena e la degustazione di rum e i cocktail a poco prezzo offerti da un amico. Bastano delle chiacchiere piacevoli che fanno scorrere bene l’alcol e dimenticare il cibo. Bastano delle splendide amiche che ti scortano fuori dallo sguardo dell’amato bene che provoca il pianto. E poi qualcuno ti dice che in fondo eri dolce così. Pista di ebbrezza e tumefatta.
All’ennesima domanda sciocca della mamma premurosa che sempre ti riprometti di trattare meglio ma non non riesci. Quando sei stanca e intrisa d’acqua e cerchi di ricomporre i tasselli di una giornata assurda e provi a incastrare in un puzzle fatto di scarni minuti impegni che richiederebbero ore. Le hai scritto una poesia e comprato un libro per mondare la coscienza, ti impegnerai a farle un favore che altrimenti la preoccupa, ma ricadi nella scontrosa risposta.
All’ennesima sciocca e insensata fidanzata di che per darsi un tono strilla strali di saccenza arrogante mentre smangiucchia la tua pizza generosamente offerta perchè ha smesso a fatica di fumare e il “thc è meno concentrato nell’erba che nel fumo” e “io ero una compulsiva della sigaretta”. Mentre il fidanzato di arranca dietro a sciorinare termini chirurgici stratificati sopra centimetri mancanti e poco prestanti (o almeno così si direbbe dall’eloquio).
All’ennesimo patty-selmeggiare di simpsoniana memoria, che alla patty brilla che dice enormità aggiunge colleghe ironiche e marianne sarcastiche. All’ennesima corsa per fare in tempo con la mezzanotte per far spegnere candeline a domicilio. All’ennesima cena ordinata al cinese e mangiata fredda e gommosa. All’ennesimo conteggio al centesimo per non perdere i soldi dell’affitto. All’ennesima brutta notizia letta con apprensione sui giornali e sepolta sotto le incombenze del giorno.
Ma almeno sentirsi vivi. Almeno un po’ ora.
Enrica Murru























