Ansa ore 13,11: Ben X vince il festival Youngabout. Premio come miglior lungometraggio al film di Nic Balthazar.
Lei dice “ti amo” e lui risponde “ok”. Di certo c’è uno sceneggiatore dietro a un simile scambio dialogativo. Di certo una ragazza non avrebbe potuto concepire un così sterile intreccio di sentimento e pragmatismo. Perchè la differenza fra “noi” e “loro”, come diceva ieri l’amica saggia, è che noi pensiamo “devo ignorarlo” e così facendo stiamo tutt’altro che ignorando l’oggetto di tale finta ignoranza; e loro sono già a giocare a calcetto. Il problema è che ogni nostro gesto/parola, per quanto dettato dall’istinto e apparentemente avulso dalla razionalità, è da questa ben controllato. Il pensiero guida le nostre azioni, e così facendo le rallenta, ne diminuisce l’efficacia, le devia. In effetti in alcuni casi è sufficiente chiedere ad un uomo di fare qualcosa per vedergliela fare. Basta non chiamarli a riflettere per sapere che non lo faranno. A volte sono puro gesto, azione allo stato brado. Ma questo non è un limite, come a noi signorine evolute piacerebbe pensare.
È lo stesso che cucinare: per noi c’è sempre una ricetta da seguire a menadito. Nel timore di sbagliare e per poter sempre dire che le indicazioni recitavano cento grammi di farina. Gli uomini fanno dosi ad occhio, pecioneggiano qua e là, intruppano pensili, toccano ogni utensile con mani impiastricciate, usano ingredienti apparentemente incongruenti. A guardarli viene il mal di testa. Cominciano una cosa interrompendola e frapponendola ad un’altra. Basta osservarli in cucina per sapere che saranno sempre un passo avanti nelle relazioni amorose: mentre noi si sta ancora pensando a quali scarpe indossare per scendere a comprare il coriandolo che manca, loro hanno già trovato una spezia sostitutiva nella credenza, sbatacchiando sale e pepe e rovesciando dell’olio.
Certo, possiamo appellarci alle nostre buone capacità dialettiche, alla nostra irresistibile sensualità, ma la verità è che a meno che non si abbia per le mani un raro esemplare di uomo innamorato o quantomeno visibilmente preso, e noi si riesca ad assumere ogni tanto la parte così calzante della “stronza insensibile” (che quando c’è l’impegno ci viene così bene), resteremo sempre deluse dalla riuscita delle strategie che sulla carta sembravano perfettamente aderenti. Perchè ahimè non c’è tattica che tenga: avrà sempre ragione la tempestività.
Ci faccio caso quando immagino un dialogo come quello in apertura: il pensiero lo rende farraginoso, lo fa asserragliare dietro alte trincee di buonsenso e incisiva sagacia e lo rende tronfio e vano. È come quando cerchiamo di scimmiottare comportamenti maschili, parlando e comportandoci come loro. Il dialogo che immaginiamo nella nostra testa resterà sempre spaventosamente ancorato al terreno della razionalità. Se avete mai provato a indossare i panni maschili come nel sublime momento in cui ci confessano che non cercano una relazione ma solo un po’ di divertimento, saprete cosa intendo. Detta dalle donne la frase risulta subito grottesca, perchè ci fa ottenere una cosa che in realtà non vogliamo, desiderando noi sempre che pur nel totale menefreghismo dell’altro, egli si comporti da fidanzato desideroso.
Allo stesso tempo sappiamo bene cosa un ragazzo deve dirci per ottenere in un secondo tutta la nostra attenzione. Ho appena consigliato ad un amico come conquistare una collega di cui si è appena portato a letto l’amica con risultati risibili. E lui ha riconosciuto la genialità del raggiro. Peccato che io non sappia altrettanto bene come raggirare i ragazzi che mi circondano. Anche se parto in vantaggio cedo spaventosamente miglia sino a finire ad arrancare dietro e ad essere doppiata, da lepre divento cacciatore che per la furia di afferrare stringe troppo forte.
Enrica Murru























